La banalità di Tolo Tolo

09.01.2020

di Nicola Strambio, caporedattore del Moschettiere

Con la sua ultima uscita nei cinema dal primo gennaio, Checco Zalone ha proposto una pellicola che affrontasse con la sua solita ironia un tema più che mai serio e attuale come la questione dei migranti. La pellicola è ambientata per la maggior parte nel continente africano, dove Zalone si rifugia in seguito a dei problemi finanziari avuti in Italia. In questi luoghi, Zalone cerca da un lato di riprodurre in maniera leggera o addirittura allegorica i problemi e gli eventi che spingono un migrante a lasciare il proprio paese d'origine, come la guerra; dall'altro lato di raccontare una storia che possa avvicinare la sua vasta audience al tema.

Entrambi gli intenti non riescono pienamente: Zalone infatti tralascia troppi dati per permettere al suo film di essere considerato attendibile, ma al contempo abbonda di ironie forzate che spesso lasciano un sapore amaro, proprio come la clip di lancio del film: politicamente scorretta e volutamente provocatoria, nonché ingannevole: gli avvenimenti del film sono del tutto differenti da quelli che "Immigrato" sembra rivelare; nonostante ciò il contenuto rimane lo stesso, ossia ambiguo e provocatorio.

In questo intento il regista riesce, perché una volta uscito dalla sala lo spettatore è costretto a riflettere, porsi domande sul tema. Nella realtà, specificatamente al caso italiano, le migrazioni rappresentano un viaggio estremamente difficile e faticoso per gli individui che lo compiono. Il rischio di morire è altissimo, specialmente nel viaggio nel deserto che i migranti provenienti dai Paesi dell'Africa subsahariana e nel viaggio nel Mediterraneo, dove nel 2019 sono morte 1 300 persone, più di 19 000 dall'inizio del 2014.

I migranti corrono il rischio di essere imprigionati dalle milizie libiche in prigioni sovraffollate dove le donne vengono violentate e gli uomini picchiati (https://www.youtube.com/watch?v=SrvmZj3j_XQ Fanpage.it, immagini forti); corrono il rischio di essere rapiti dai trafficanti di esseri umani a scopo estorsivo (https://www.corriere.it/datablog/2017/rotte-migrazioni-mediterraneo/ ). Insomma, il viaggio di un migrante non è la favola raccontata da Zalone, il cui film può essere paragonato a "La Vita è Bella", di Benigni, che racconta del rapporto tra un padre e un figlio nel contesto della shoah, non della shoah. Lo stesso per Tolo Tolo: racconta di un italiano che fa un viaggio assieme a dei migranti, non dei migranti.

Questo film non decolla in nessun senso, seppur si debba riconoscere che, allo stesso modo de "La Vita è Bella", prova a lanciare dei messaggi al grande pubblico italiano, che spesso risulta disinformato sul tema (studio: https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/08/Analisi-Istituto-Cattaneo-Immigrazione-realt%C3%A0-e-percezione-27-agosto-2018-1.pdf).