Un clima illiberale

17.10.2020

di Lorenzo Gioli

Come testimonia un sondaggio di Antonio Noto, nella fase più acuta dell'emergenza Covid i presidenti di Regione hanno acquisito sempre più visibilità superando, in alcuni casi, il consenso dei leader nazionali. La chiusura delle scuole e il coprifuoco in Campania confermano questo dato: Il 2020 è l'anno dei governatori e Vincenzo De Luca ne è il campione, disposto a tutto pur di accrescere la propria popolarità. Ormai non è più Crozza a imitare De Luca, ma De Luca a imitare Crozza: lanciafiamme, controlli e verifiche. Questi sono i vocaboli preferiti del governatore campano che non sembra aver altro obiettivo se non quello di farsi bello agli occhi degli italiani, atteggiandosi a spietato sceriffo e impartendo lezioni di moralità ai suoi concittadini: la battuta su Halloween ("un monumento all'imbecillità") potrebbe far sorridere, ma rappresenta l'ennesima dimostrazione di come il Covid stia progressivamente diventando una clava da utilizzare contro ciò che non piace a chi detiene il potere. Alcuni obietteranno: De Luca è stato bravo a gestire l'epidemia. Forse sì, forse no. Stando ai dati ufficiali, la Campania è attualmente la seconda regione più colpita dal Covid e le sue terapie intensive rischiano il collasso. Cosa che potrebbe indurre molti campani a recarsi negli ospedali del Nord intasando così un sistema sanitario già faticosamente provato dalla prima ondata.

Invece di potenziare ancora la sanità regionale e di creare ulteriormente nuovi posti letto, De Luca continua a seguire la strada dell'allarmismo che, se percorsa su scala nazionale, potrebbe condurci a un nuovo lockdown. Meglio prevenire che curare. Non è forse questa la massima (fallimentare) che più ha ispirato le scelte del premier Conte in questi mesi? Ad oggi la chiusura delle scuole in Campania rimane un episodio isolato, ma chi ci garantisce che a macchia di leopardo i vari governatori - anche di centrodestra - non decidano di "inseguire" De Luca?

Come confermano i dati del Ministero della Salute, i contagi scolastici sono, al momento, statisticamente irrilevanti. Non vedo quindi come un'eventuale chiusura delle scuole possa incidere in positivo sulla curva epidemiologica. Mettiamo però che i miei dubbi siano infondati: chiudendo le scuole, diminuirebbero drasticamente i contagi. Bene. E poi? Cosa facciamo? Torniamo alla didattica a distanza, uno strumento difettoso a cui molti non possono ricorrere? Per la cronaca: circa una famiglia su tre non dispone di una buona connessione Internet, indispensabile per collegarsi da qualsiasi dispositivo (ammesso che il dispositivo ce l'abbia). E dopo la chiusura delle scuole cosa accadrà agli esercizi commerciali? Al vertice governativo, convocato ieri notte in vista del nuovo Dpcm, si è parlato perfino di coprifuoco per bar e ristoranti.

La mia impressione è che non si voglia cogliere un semplice aspetto della vicenda, tanto poco discusso quanto importante: fino all'arrivo del vaccino o di una cura non possiamo vivere a singhiozzo sacrificando le nostre libertà. Certo: indossiamo le mascherine, anche all'aperto se necessario, manteniamo il metro di distanza, disinfettiamoci le mani e usiamo il buon senso evitando gli assembramenti. Detto questo, qualunque misura vada oltre queste regole, per ora imprescindibili, rischia di portarci a un punto di non ritorno: parlare di controlli casa per casa e di segnalazioni è inaccettabile. Non siamo in Cina. Tutti noi, anche chi ha opinioni diverse sulla malattia, dovremmo ribellarci a questo clima illiberale.