Cosa abbiamo capito dalle elezioni regionali

11.10.2020

di Antonio Pironti

Le elezioni regionali - tenutesi il 20 e 21 settembre in Valle d'Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia - hanno visto affermarsi un sostanziale pareggio tra centro-destra e centro-sinistra. Il centro-destra si è riconfermato in 2 regioni (Liguria e Veneto) e ne ha strappata una al centro-sinistra. Tuttavia, anche i Dem possono dirsi soddisfatti: il PD è stato il partito complessivamente più votato e nelle regioni in cui è stato riconfermato ha sempre superato il 40% dei consensi.

Il veri vincitori sono però stati Luca Zaia e Vincenzo De Luca, governatori uscenti rispettivamente di Veneto e Campania, riconfermati con il 70% dei consensi (la lista civica "Zaia presidente" ha superato i 900.000 voti, quella di De Luca 300.000). Quando si raggiungono percentuali così alte è palese che i cittadini abbiano votato per la persona, non per il partito, e ciò è segno di una buona amministrazione da parte dei presidenti uscenti.

Il vero perdente di queste elezioni è stato il M5S che è riuscito a raggiungere il 10% solo in Puglia. Se i grillini vogliono sopravvivere, aprano una fase congressuale e riorganizzino il proprio assetto interno. Altrimenti, alle nuove elezioni politiche, rischieranno di scomparire. Altro dato interessante è l'enorme crescita di Fratelli d'Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni che, dopo l'eclatante risultato alle elezioni regionali, punta a spodestare Salvini e la Lega. Vedremo se effettivamente il centro-destra avrà questo cambio di leadership (sarebbe il terzo in tre elezioni).

In ultima analisi, il PD deve imparare ad affidarsi ai governatori di regione. Difatti è nelle regioni che i Dem raccolgono più consensi. L'idea di Bonaccini successore di Zingaretti potrebbe inaugurare una nuova fase per avvicinarsi ai cittadini.