Renzi non è più lo stesso

di Lorenzo Gioli

Fino a pochissime settimane fa lo davamo tutti per morto, eppure eccolo lì, ancora sul palcoscenico della politica italiana, a tirare le fila di una maggioranza giallo-rossa a cui lui ha dato vita ma che, ciononostante, lui stesso intende far cadere nel giro di pochi mesi: Matteo Renzi è tornato, ancora più agguerrito di prima, ancora più irriverente, ancora più cattivo. A Porta a Porta ha dato il meglio di sé: "Con una manovra di Palazzo ho sconfitto Salvini". Ha fatto pure un po' di autocritica, come al solito senza esagerare, ammettendo di essere stato arrogante nell'aver personalizzato il referendum del 4 dicembre, sicuro che avrebbe vinto il sì, salvo poi essere smentito dai fatti che (come tutti sappiamo) lo hanno costretto ad abbandonare la poltrona di Presidente del Consiglio. Poi, ha anche tentato di spiegare la ragione che lo ha spinto ad abbandonare il Pd insieme ad un'altra quarantina di senatori. L'ex premier afferma di essere sempre stato percepito come un avversario dai suoi compagni di partito, i quali gli hanno oggettivamente fatto la guerra da quando divenne segretario. Infine, Renzi si è lasciato sfuggire un commento sicuramente poco gradito a Zingaretti: "Ho rispetto per Bandiera Rossa, ma non è mai stata la mia canzone".

Al netto di questa sequela di dichiarazioni in gran parte condivisibili, sorgono però alcune domande: Presidente Renzi, se Bandiera Rossa non è mai stata la sua canzone perché dare vita al governo più rosso che l'Italia abbia mai avuto? Ma soprattutto: perché uscire dal Pd soltanto adesso? La risposta è una: si chiama politica e la politica è fatta anche di mistificazioni, incoerenze e piccole ipocrisie. Fondare un partito subito prima di andare al voto sarebbe stato un suicidio politico, tenendo conto anche del successo che la Lega avrebbe riscosso alle urne. Ora, l'ex leader Dem avrà tutto il tempo di fare un'opposizione dura all'esecutivo che lui stesso ha contribuito a creare, scatenando fra 6-7 mesi una crisi che ci porterà alle elezioni anticipate, magari con un Salvini non in splendida forma.

Dal suo punto di vista, il ragionamento di Renzi non fa una piega. Peccato che l'ex Rottamatore sia disposto a sacrificare il bene di tutti per dare alla luce la sua Italia Viva, un partitino (forse) del 5%, il cui nome - come ha scritto Michele Brambilla sul Qn del 18 settembre - sa molto di acqua minerale e poco di forza politica. Peccato per noi, ma in fin dei conti anche per lui. Renzi è sempre stato una spanna sopra i suoi compagni di partito, ma soprattutto ha sempre dimostrato di avere una visione. Vederlo intento a fare manovre di palazzo, come un Massimo D'Alema qualunque, un po' dispiace. Il Renzi che abbiamo visto l'altra sera negli studi di Bruno Vespa è ben diverso dal Renzi democristiano che attirava la simpatia di Berlusconi e dal "bambino che mangia i comunisti" (come lo chiamavano i giornali di allora). Insomma, il Renzi cinico e spietato degli ultimi giorni è tutt'altra persona dal giovane sindaco di Firenze, che nel 2012 - armato di un camper e poco altro - puntava a cambiare le cose.