Né Ottimati né Barbari, scelgo l'Homo Novus

di Pietro Ascione

Ci risiamo. Sembrava la volta buona, e invece salta tutto. L'educazione civica di nuovo a scuola era stata tanto sbandierata: il primo agosto il Senato aveva approvato in via definitiva la legge che prevede 33 ore di insegnamento, più voto finale in pagella. In linea teorica, sarebbe dovuto partire "a decorrere dal primo settembre del primo anno scolastico successivo all'entrata in vigore della presente legge", quindi quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E qui l'inghippo: LA gazzetta ufficiale non l'ha pubblicata. E quindi probabilmente, salvo interventi legislativi oggi decisamente improbabili, non se ne riparlerà fino all'anno scolastico 2020-21. Se ne riparlerà.

Ecco perché, leggendo l'editoriale del politologo Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera "Ottimati contro Barbari", mi sono domandato: ma noi, io e i miei amici, siamo ottimati o barbari? Siamo di quella parte del Paese "maleducato, sudaticcio, incolto, ignaro di cosa siano il bene pubblico, la Costituzione e la London School?". Noi amiamo o detestiamo Greta e le Ong, come fosse ormai questo l'unico confine da valicare? O ci sentiamo parte degli ottimati, un tempo aristocratici conservatori della tarda repubblica romana, oggi espressione della classe politica degli ultimi 20 anni? Quella che, secondo le tesi del politologo, mentre "l'onda nemica cresceva", non si "sa dove fossero e cosa facessero". Mentre avrebbero dovuto "per dirne qualcuna, far pagare le tasse agli evasori, impedire che nelle carceri Finissero solo i poveracci, cancellare l'obbrobrio correntizio del Csm, far diminuire di almeno un milione il debito invece di farlo crescere di continuo" e così via. Ecco che, secondo Galli della Loggia, "per tenere lontano i barbari forse sarebbe bastato a suo tempo lasciare nei programmi la storia e la geografia invece di ridurre entrambe a minimi termini o di cancellarle del tutto. Forse sarebbe bastato insistere con qualche riassunto, con qualche mezzo canto della Divina Commedia mandato a memoria con qualche ora di matematica in più e qualche gita a Barcellona in meno". 

Giusto, magari anche con qualche ora di educazione civica, così anche noi ragazzi saremmo costretti a saperne un po' di più dei nostri diritti e dei nostri doveri, di come funziona la nostra democrazia. Lo vedo tutti i giorni: sono tanti i ragazzi brillanti, curiosi, intraprendenti che però non partecipano alla vita culturale o politica. Pochissimi leggono i giornali e raramente ho visto un professore introdurre un argomento legato all'attualità. Certo, come ha scritto Galli della Loggia, più storia nelle scuole, ma magari anche meno preistoria (e, perché no, un'ora dedicata alla lettura dei giornali). Ovviamente servirebbe investire nella scuola, sia in idee sia economicamente. E invece secondo gli ultimi dati Eurostat l'Italia destina il 3,9% all'Istruzione, peggio di noi solo Slovacchia (3,8%) e Irlanda (3,3%), e Romania e Bulgaria, rispettivamente con percentuali di 3,7 e 3,4%. In testa alla graduatoria assoluta, Danimarca (6,9%) e Svezia (6,6%), tra i Paesi fuori dall'euro zona, e Belgio (6,4%) e Finlandia (6,1%), tra quelli che adottano la moneta comunitaria. Tirando le somme tra le varie performance di ogni singola nazione si raggiunge una media dell'Unione europea corrispondete al 4,7% del Pil (sempre superiore a noi).

Per queste ragioni sono molto favorevole all'introduzione dell'educazione civica: è un passo in avanti verso una modifica sostanziale del modo di intendere la politica, l'attualità e il dibattito nelle scuole, e quindi un modo non solo per prevenire i Barbari, ma anche per creare un nuovo protagonista nella nostra società, diverso dall'Ottimate e dal Barbaro: l'Homo Novus, colui che si fa strada per meriti. Solo così potremo diventare cittadini consapevoli, non sudditi.