James Ellroy, lo scorretto

Sono giorni di fermento per il mondo editoriale. Giorni frenetici, caotici. Giorni di telefonate, programmazioni, interviste, dichiarazioni e presentazioni. A chi è dovuto tutto questo scompiglio? Allo scrittore contemporaneo più nero e crudo, al Dostoevskij americano, come lo chiamano sempre più spesso malgrado non abbia mai letto Delitto e Castigo, al white knight of the fair right. In altre parole, a lui. James Ellroy.

Ellroy, infatti, ha appena pubblicato negli Stati Uniti il suo nuovo, attesissimo romanzo, intitolato This Storm. Qualcuno potrebbe chiedersi, chi è James Ellroy?

E, in effetti, sebbene scommetto che tutti voi lo abbiate sentito nominare almeno una volta, è mio dovere darvi qualche informazione su questo formidabile scrittore.

James Ellroy, nato nel 1948 sotto il nome di Lee Earle Ellroy, ha passato tutta la sua infanzia, gioventù e gran parte della vita adulta a Los Angeles, città che fungerà poi da sfondo a quasi tutti i suoi racconti.

La sua non è stata certo un'infanzia facile. Nel 1958, infatti, quando ha poco più di dieci anni, sua madre, Geneva, viene trovata morta, brutalmente assassinata, in un parcheggio di El Monte. Ellroy, viene allora affidato a suo padre Armand.

È durante questo periodo che il piccolo Lee comincia ad interessarsi ai romanzi polizieschi che trova a casa del padre, specialmente i gialli di Ed McBain. Ha frequenti problemi con la scuola, che abbandona a sedici anni senza aver preso il diploma. Nello stesso anno (1965), Lee perde anche il padre. Comincia così un periodo estremamente turbolento. Un periodo fatto di frequentazioni sbagliate, di piccoli furti, di consumo sconsiderato di alcol e droghe. Trascorre le sue giornate a bighellonare e passa le notti nei parchi pubblici di Los Angeles. A causa della sua vita da vagabondo, viene anche arrestato diverse volte.

A metà degli anni Settanta, però, ha inizio la sua rinascita. Ellroy riesce a lasciarsi tutto alle spalle, cominciando la lavorazione del suo primo romanzo mentre si mantiene lavorando nei circoli di golf della città.

La sua prima opera, Prega detective, viene editata nel 1981. L'anno successivo esce Clandestino, un torbido poliziesco che riscuote un discreto successo, ma la vera consacrazione dello scrittore arriva nel 1987 con Dalia Nera, romanzo che segna l'inizio della cosiddetta Tetralogia di Los Angeles, una serie di hard boiled cupi e intricati sullo sfondo della Los Angeles degli anni Quaranta e Cinquanta. Il libro viene acclamato dalla critica e dai lettori e Ellroy viene proiettato verso la fama internazionale.

E da lì, la strada è tutta in salita.

Gli anni Novanta vedono la pubblicazione di due capolavori, L.A. Confidential e American Tabloid. American Tabloid segna una svolta nella sua carriera. Con questo romanzo, ambientato in giro per gli Stati Uniti tra il 1958 e il 1963, Ellroy comincia a sviluppare un nuovo genere. Da questo momento le trame dei suoi libri saranno sempre strettamente legate ad un preciso periodo storico. American Tabloid (a mio parere la sua opera più riuscita) è il primo capitolo di una magnifica trilogia che attraversa la storia del periodo più buio degli Stati Uniti, dal 1958 fino al 1972, raccontando le storie di personaggi fittizi che si mescolano con figure storiche sullo sfondo dei determinanti eventi di quegli anni.

Nel 2014 esce Perfidia, che apre una nuova serie di polizieschi ambientati sempre a Los Angeles durante la Seconda Guerra Mondiale e This Storm, prossimamente in uscita, ne sarà il seguito.

In questi giorni mi sono spesso posto questa domanda: Cos'è che i lettori amano di Ellroy?

Le sue storie, naturalmente. Vicende in cui l'America non è raccontata come nei libri di storia, dall'alto verso il basso, ma dal basso verso l'alto. Storie cioè dove i protagonisti, eroi ma molto più spesso antieroi, non sono i personaggi con cui identifichiamo un periodo storico. Non sono Franklin Roosevelt, Martin Luther King, John e Robert Kennedy, Edgar Hoover o Howard Hughes e nemmeno i famosi volti di Hollywood.

Sono "sbirri corrotti e artisti del ricatto, intercettatori, soldati di fortuna e cabarettisti froci." Di questi meravigliosi personaggi, realistici fino al midollo, lo stesso Ellroy ha detto: "Se solo un istante delle loro esistenze avesse imboccato un percorso diverso, la storia americana come noi la conosciamo non sarebbe esistita."

Ellroy racconta la storia del suo paese nel modo più sporco, più crudo, e alla fine, più reale. Un'America vista dagli occhi degli uomini che l'hanno resa come la vediamo adesso. Non forti avventurieri impavidi, ma poliziotti con un senso del dovere alquanto distorto, avvocati al soldo del miglior offerente, criminali, intrallazzatori e killer su commissione.

Ammettiamolo, leggere queste storie piace a tutti.

Altri potrebbero dire che il motivo per cui Ellroy è tanto amato sia il suo stile di scrittura.

E perché no? È impossibile restare impassibili davanti alla prosa incessante di James Ellroy. Un punto dietro l'altro, intervallati da periodi martellanti, brevi, secchi, spogli, che assumono quasi un ritmo musicale nella nostra mente. Soggetto, verbo, complemento. Ellroy non è interessato a intrattenere il lettore utilizzando solo lo stile, l'importante per lui è che sia il significato della storia ad arrivare. E questo avviene, perché la sua prosa così inarrestabile fa sì che il lettore ne resti come ipnotizzato, continuando a voltare pagina dopo pagina.

Ma c'è un altro motivo per cui Ellroy ci piace così tanto, ed è lui stesso, la sua personalità. Sono certo che i suoi fan capiscano quello che intendo. Dovete sapere che Ellroy non è come tutti gli altri scrittori, è come se avesse una marcia in più, e non solo nel raccontare storie, ma anche nella vita pubblica.

Ai giorni nostri, ve ne sarete resi conto, è davvero difficile trovare una celebrità che dica ciò che pensa davvero e se ne freghi delle mode e del politicamente corretto. Ellroy è esattamente così. Guardate una qualsiasi delle sue interviste e capirete che cosa intendo.

Ellroy non ha alcun problema a parlare di sé, ma lo fa senza alcuna ostentazione, dicendo la verità su tutto. Si professa cattolico protestante (ha letto la Bibbia molte volte e la cita spesso), capitalista, militarista e di destra. Afferma di essere totalmente disinteressato al mondo della politica di oggi e scoraggia i lettori a cercare nelle sue opere qualsiasi tipo di rassomiglianza alla società odierna, dichiarando di essere unicamente interessato al momento storico di cui tratta.

È un uomo molto schietto, non si fa problemi a diventare scurrile anche in pubblico e questo ovviamente accresce la sua fama di scrittore imprevedibile. Anche i suoi gusti in fatto di letteratura non sono un segreto per nessuno: non esita a definire "schifose" le trame dei romanzi di uno scrittore altamente considerato come Raymond Chandler, a confessare di non aver mai letto Dostoevskij e a paragonare i romanzi di William S. Burroughs a masturbazioni. I pochi scrittori a salvarsi sono Don De Lillo, il grande Edward Bunker e Don Winslow, che Ellroy definisce "a good guy".

La sua scrittura non è molto diversa. Chiunque si appropinqui a leggere il suo primo Ellroy si aspetti un fiume di parolacce e una marea di insulti, alcuni dei quali veramente fantasiosi. Ellroy non ha alcuna paura di andare controcorrente perché sa di poterselo permettere e perché al pubblico è proprio questa sua rudezza di linguaggio che piace, questa sua tendenza a dire le cose come stanno senza mezzi termini o giri di parole.

James Ellroy, dunque, uno scrittore senza peli sulla lingua che per sua stessa ammissione non ha mai posseduto un computer e ha sempre scritto tutto a mano. Un uomo fuori dal comune che ha dovuto affrontare episodi tremendi, riuscendo ad uscirne vincitore, facendo suo tutto il dolore che ha provato e incanalandolo nelle sue storie.

In parole povere, uno dei più grandi scrittori dell'ultimo trentennio.