Concorrenza sleale

di Lorenzo Gioli

Assumere una posizione che contraddice le proprie convinzioni politiche più profonde e il proprio passato, quando si tratta di agire nell'interesse della Nazione, non è di per sé sbagliato. Anzi: può essere perfino considerato meritorio. Basti pensare a quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica si allearono temporaneamente per far fronte alla minaccia rappresentata dalla Germania di Hitler. Una minaccia che avrebbe scardinato le fondamenta del vivere civile, se più stati non avessero anteposto il bene comune alle divergenze che li avevano visti su fronti opposti fino a quel momento. Ma l'accordo Pd-5S, proposto da Matteo Renzi nei giorni scorsi per preservare i conti pubblici ed evitare l'aumento dell'Iva, non sembra nascere dal desiderio di agire "per il bene del Paese". Appare, piuttosto, una mossa di piccolo cabotaggio elettorale.

Romano Prodi ha scritto un lungo articolo su il Messaggero (18/08/2019), in cui ha elogiato l'iniziativa Dem finalizzata alla "riorganizzazione degli strumenti necessari per la ripresa economica". L'ex premier propone perfino un nome da affibbiare a questa "coalizione filo-europea": Orsola, in onore di Ursula Von Der Leyen, la nuova presidente della Commissione Ue, rappresentante proprio di quel modello geo-politico che gran parte degli elettori italiani ha bocciato lo scorso 26 maggio. Fra l'altro, mi stupisce che Prodi consideri possibile una ripresa economica, alleandosi con coloro che hanno varato il Reddito di Cittadinanza.

Ma a stupirmi ancor di più è l'intervista di Renato Brunetta al Quotidiano Nazionale di lunedì, in cui il ministro dell'ultimo governo Berlusconi invita tutti i leader politici - compreso Salvini - a formare un governo istituzionale per evitare la recessione. Prima di proseguire, occorre fare una premessa: ho stima dell'ex ministro Brunetta. In passato, ha dato prova di grande coraggio nel portare avanti le sue battaglie. Ne apprezzo la sincerità e il rigore che hanno sempre caratterizzato la sua azione politica. Stavolta, però, mi trovo in totale disaccordo. Brunetta afferma di non apprezzare il governo dei tecnici: "Abbiamo già avuto esperienze di questo genere e gli italiani non le hanno amate". Tuttavia - secondo l'ex ministro della Pubblica Amministrazione - "un esecutivo del Presidente con la più ampia base parlamentare possibile potrebbe essere tranquillamente un governo politico". Al netto di questa considerazione, sorge spontanea una domanda: come pensa, Presidente Brunetta, di poter dar vita a "un governo politico" stringendo un accordo con coloro che voi di Forza Italia avete (giustamente) criticato fino al giorno prima? Ovviamente mi riferisco al Pd e, in particolar modo, al M5S, il partito più illiberale che esista sulla scena politica nazionale, avverso ai valori di sana competitività economica e di meritocrazia per i quali il centro-destra ha sempre detto di battersi.

Come ha sottolineato Pierluigi Battista su Twitter, dando l'idea di questa bizzarra crisi di governo ferragostana in cui tutto si confonde, perfino le opinioni di Marco Travaglio e Giuliano Ferrara - da sempre acerrimi nemici - convergono sulla necessità di un governo giallo-rosso. Il tutto per combattere "il Truce", "il Cazzaro Verde", colui che non piace perché vince le elezioni mentre gli altri perdono. Siamo in Estate e il caldo può giocare brutti scherzi. Il nostro auspicio è che le forze politiche prendano atto della situazione in cui ci troviamo e che si appellino al buonsenso del Presidente della Repubblica, chiedendogli di andare al voto. L'ultima cosa di cui il Paese necessita è la venuta di un governo-ammucchiata che sostenga tutto e il contrario di tutto. Gli italiani, infatti, hanno bisogno il prima possibile di un governo politico in grado di prendere decisioni. 

Dopo aver espresso la nostra propensione per le elezioni anticipate, diamo però a Cesare quel che è di Cesare: il leader della Lega ha commesso un errore tattico quasi imperdonabile, prendendo la decisione di rompere l'alleanza con i grillini in pieno agosto e non subito dopo la vittoria alle Europee, come gli ha rammentato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti. Se fossimo andati al voto a giugno, ora avremmo un governo stabile di centro-destra. Detto questo, la risposta giusta ai giri di valzer di Salvini non può essere la concorrenza sleale. Né un esecutivo grillo-comunista con Fico premier e Di Battista agli Affari Europei.