Adesso è chiaro, la società civile non è meglio della politica 

di Lorenzo Gioli

Il dato politico da tenere in considerazione in questo momento è il seguente: l'esordio al governo delle città dei 5 Stelle non è stato certo un successo. E fa pensare. Guardiamo, ad esempio, a Roma, Livorno e Torino. La prima è governata da Virginia Raggi, nella quale i romani avevano riposto la propria fiducia non per un senso di appartenenza al M5S - come ha giustamente scritto Ernesto Galli della Loggia in una interessante analisi pubblicata sul Corriere di qualche mese fa - ma per tutt'altro motivo: la mancanza di alternative credibili. A Roma, tanto l'amministrazione di centro-destra quanto quella di centro-sinistra non avevano lasciato che un'alternativa: votare i Grillini nella speranza che essi facessero un po' meno peggio dei loro predecessori. Un auspicio, quello dei romani, che è stato sfortunatamente smentito dai fatti che qualificano la Raggi per quella che è: priva di qualsiasi esperienza politico-amministrativa, l'emblema di una politica che ha paura di definirsi tale. I 5 Stelle sono figli della cosiddetta società civile, ciecamente fedeli al principio secondo cui chi non ha mai avuto a che fare con la Cosa Pubblica offra maggiori garanzie rispetto ai politici di professione. Una teoria che, stando ai fatti, lascia il tempo che trova.

Un altro comune, altrettanto importante, anche a livello nazionale, che ha suscitato problemi non da poco è la Torino amministrata da Chiara Appendino. I 5 Stelle (specialmente la sindaca di Torino) hanno condotto una battaglia spietata contro il Tav Torino-Lione e altre grandi opere necessarie allo sviluppo economico-commerciale del nostro Paese, fra cui la Gronda e il Tap. Eppure gli stessi abitanti della Val di Susa hanno sostenuto, alle ultime amministrative, un candidato di cento-destra favorevole al traforo nella montagna, attraverso cui far passare il treno.

L'ultima città, dove l'amministrazione pentastellata ha dato il peggio di sé, è forse la Livorno di Filippo Nogarin. Rifiuti a ridosso delle strade, lattine di birra sparse sugli scogli, sporcizia da ogni parte. Grossomodo sono ormai queste le meraviglie del paesaggio che hanno reso Livorno uno dei comuni peggio tenuti in Italia. A che scopo osannare il tintinnio delle manette e i girotondi di alcuni magistrati, per poi non essere capaci di rivestire il proprio ruolo? I fatti parlano da soli: Nogarin, candidato al parlamento europeo, il 26 maggio non è stato eletto nella nella sua stessa città e il candidato sindaco 5 Stelle alle ultime comunali non è arrivato nemmeno al ballottaggio.

E a livello nazionale? Basta pensare all'occhiolino fatto ai Gilet Gialli - che in varie occasioni si sono manifestati violenti - per poi smentire tutto il giorno dopo, con traballanti giustificazioni. Inevitabile che gli elettori pentastellati, e non, inizino a porsi delle domande. Il M5S perde sì su scala nazionale e l'esito delle recenti elezioni europee ne è la prova inconfutabile, ma perde ancor di più laddove ha governato. È evidente, quindi, che se il M5S, non troverà nuove energie, rischia il destino di alcune forze populiste, ossia l'estinzione. E Salvini? Se non vuole perdere quanto guadagnato fino ad ora non deve incorrere negli stessi errori dei suoi partner di governo, che hanno dimezzato i voti nel giro di un anno, abbassi quindi il cuneo fiscale, sblocchi i cantieri e faccia ripartire il Paese. Non abbiamo bisogno di un esecutivo in balia dei capricci di due vice-premier, i quali - come ha giustamente sottolineato con maggior garbo Giuseppe Conte nel discorso tenuto tre giorni fa al Consiglio dei Ministri - dovrebbero porre più attenzione alle nostre sorti che ai tweet e alla propaganda.