Il ghigno di una generazione disillusa

di Pietro Saccomani

Se c'è una cosa di cui in questi ultimi anni il cinema non sia stato carente sono i film di supereroi. Fin da quando ero piccolo non mi è mai capitato di vedere per più di un mese una multisala priva di almeno un poster dai colori sgargianti e dal titolo altisonante. Film come Spider Man, I Fantastici Quattro, Iron Man, Superman e Captain America, quando non addirittura vere e proprie saghe come X-Men e Avengers.

Ve lo devo confessare, anche se so che molti lo prenderanno come un affronto personale. Io non sono mai stato un fan di questo genere di film. Non sono mai riuscito a seguirli, tra tutti quegli effetti speciali e sonori sparati a manetta. E, francamente, la Marvel sta facendo uscire cinecomic a ritmo così serrato che è quasi impossibile riuscire a starci dietro per un non appassionato come me.

Tra i personaggi che popolano l'universo dei fumetti, però, ce n'è uno che in effetti ha un posto nel mio cuore: Batman.

So quello che state pensando. Che Batman non è un supereroe e quindi non può essere messo a confronto con coloro che ho citato poco fa, ma è proprio questo che mi ha sempre conquistato di lui.

Batman non ha alcun superpotere dietro cui nascondersi, non ha teoricamente nulla che lo ponga in posizione di vantaggio sui suoi avversari. E' un giustiziere che indossa una maschera e che si lancia nella mischia per debellare il dilagante crimine che si sta diffondendo come un cancro nella sua città.

Ovviamente, da quando ha cominciato a circolare su Internet la voce di un possibile film su Joker, la nemesi del Cavaliere Oscuro, le mie aspettative sono schizzate alle stelle, soprattutto dopo aver saputo che lo avrebbe interpretato Joaquin Phoenix, uno degli attori più rappresentativi e versatili dell'ultimo ventennio.

L'altra sera, finalmente, ho avuto modo di vedere questo Joker, diretto da Todd Phillips e vincitore del Leone d'Oro del Festival di Venezia.

Dopo questa lunga introduzione, ecco a voi la trama del film, anche se immagino l'abbiate già sentita in tutte le salse.

La scena si apre con una una degradata Gotham City dei pieni anni Ottanta. Ci bastano pochi secondi per capire che la città è allo sbando: si parla di emergenza rifiuti, di invasioni di ratti e di spropositati tagli ai fondi per la spesa pubblica. In questo scenario poco confortante l'idolo delle masse (per il momento) è Thomas Wayne, miliardario filantropo in corsa per la carica di sindaco di Gotham, un uomo che viene considerato da molti come l'unica speranza per il futuro della città. E' in questo ambiente che si muove, ingobbito e deperito, l'infelice Arthur Fleck (Joaquin Phoenix). Arthur fa il clown per le strade della città (non ricevendo altro che insulti e percosse) ma il suo sogno è diventare un cabarettista di successo come il suo mito, il famosissimo Murray Franklin (Robert De Niro), presentatore del programma televisivo That's Life.

Capiamo subito che Arthur ha avuto ben poco dalla vita: vive ancora con sua madre, è affetto dalla sindrome del riso spastico, ha una passione segreta per una madre single che abita nel suo palazzo, ha passato molto tempo ricoverato all'ospedale psichiatrico di Arkham e i suoi unici amici (se così possiamo definirli) sono scarti della società come lui e fenomeni da baraccone.

Ma, proprio come una spugna imbevuta d'acqua, Arthur riesce ad assorbire tutto il dolore che lo tormenta e quando finalmente reagisce all'ennesimo sopruso, non sarà altro che l'inizio di una lunga parabola che lo trasformerà da pagliaccio a simbolo degli oppressi.

L'impresa in cui Todd Phillips si è lanciato non è certo una cosa da poco. E' stata una scommessa rischiosa, che poteva risolversi in un trionfo o in un disastro. Grazie al cielo, la prima opzione ha prevalso sulla seconda.

Senza alcuna paura, il regista di Una notte da leoni e Parto col folle si è buttato a capofitto nella lavorazione di un film duro, realistico e crudo. Una pellicola che prende le distanze dal fumettone che molti si aspettavano per diventare uno spaccato sociale che guarda molto ai nostri giorni, una feroce denuncia che mostra come la povera gente venga sempre derisa e calpestata dai privilegiati.

La regia di Phillips è schietta e rabbiosa e regala alcuni picchi di grande cinema. Ma è la sceneggiatura, qui, a fare la differenza. Todd Phillips e Scott Silver hanno scritto una storia tutta loro, che non tiene conto delle pellicole precedenti e che solo parzialmente si ispira alla graphic novel The Killing Joke. Intrisa di risentimento e passione, questa storia ci dice qualcosa di più di quella dei soliti film di supereroi che vediamo al cinema: ci manda un messaggio.

Non è un caso che si sia scelto il personaggio di Joker come protagonista invece che come cattivo. Phillips e Silver ci dicono che ormai il nostro eroe non può più essere un miliardario che di notte indossa un mantello e combatte il crimine, perché non possiamo più crederci. Adesso il nostro eroe - almeno nelle intenzioni del regista - è un altro. E' un uomo che conosce i veri dolori e le privazioni della vita, è un uomo che la società rifiuta ed è un uomo che si erge a difesa dei più deboli perché anche lui ne fa parte.

E', in tutto e per tutto, un uomo comune. E, fino a un certo punto, noi lo comprendiamo.

Phillips non si risparmia in quanto a omaggi. Da Taxi Driver a Quinto Potere, da Il Giustiziere della Notte a Re per una Notte i riferimenti abbondano e rendono questo film una vera prelibatezza per appassionati di cinema.

Chiaramente, Joker non sarebbe potuto andare lontano senza una solida base di recitazione. Joaquin Phoenix, tre volte candidato al premio Oscar, si dedica anima e corpo al suo personaggio, dimagrendo venticinque chili e regalandoci una performance inquietante e magnifica che lo consacra definitivamente come uno degli attori più carismatici su cui Hollywood possa contare.

Spero e prego che l'Academy Award non si dimentichi di questa opera così lucida e rara.