Per la libertà di pensiero

di Lorenzo Gioli

Chi teme il declino delle democrazie liberali, ad opera dei famigerati sovranismi che stanno prendendo piede in Europa, dovrebbe porre attenzione a una notizia che offre molti spunti su cui riflettere: i profili Facebook ed Instagram di CasaPound e Forza Nuova sono stati oscurati per "salvaguardare gli utenti" ed evitare "il diffondersi del clima d'odio nel Web". Obiettivi assolutamente condivisibili. Sarebbe intellettualmente scorretto dire che CasaPound e Forza Nuova siano estranee a un tipo di linguaggio aggressivo e altamente discutibile. Ciononostante, i problemi legati a questa vicenda, che molti quotidiani hanno liquidato in una breve a pagina 22, sono altri.

Facebook ed Instagram sono i mezzi di comunicazione attraverso i quali chiunque può esprimere il proprio pensiero: compresi i politici. Di più: i social sono diventati la principale piattaforma di dibattito pubblico, strumento indispensabile per chi - come i partiti - deve comunicare agli elettori le proprie proposte.

I 5 Stelle furono i primi a servirsi dei social, che a quel tempo erano ancora relegati nel campo delle amicizie e del puro divertimento. A 2019 inoltrato, invece, possiamo dire che qualunque politico intenda avere successo deve ricorrervi. Oscurare i profili ufficiali di due forze, che - se pur marginali da un punto di vista numerico - rappresentano comunque una piccola fetta di elettori, significa privarle del loro principale organo di propaganda.

Esistono due possibili obiezioni. La prima: Facebook è un'azienda privata che può cancellare liberamente i profili degli utenti che non gradisce. Falso: quella di Mark Zuckerberg è sì una piattaforma privata, ma svolge un ruolo di carattere pubblico. Ed è inutile tentare di nasconderlo: se CasaPound e Forza Nuova non disporranno più del loro principale strumento comunicativo (i social), come potranno fare campagna elettorale al pari delle altre forze politiche? Inoltre, a differenza di qualsiasi altro partito, CasaPound e Forza Nuova sono formazioni extraparlamentari. Quindi, non ci si può aspettare che i loro esponenti di punta vengano invitati nei talk-show un giorno sì e l'altro pure per presentare i punti del loro programma.

Ed è qui che nasce la seconda obiezione, quella a cui i presunti democratici ricorrono ogni volta che si trovano in mancanza di argomenti: ma, diamine, sono fascisti! E qui in Italia essere fascisti è reato! Sbagliato: nel nostro Paese la Legge Scelba vieta la ricostituzione del Partito Fascista. Ma dirsi fascisti è assolutamente legittimo, se non altro da un punto di vista giuridico.

Quanto tempo passerà prima che Zuckerberg oscuri i profili della Lega, di Forza Italia, del Pd o di qualsiasi altro partito in cui egli non si riconosce? Oltretutto, non mi pare che Facebook abbia adottato le stesse misure repressive su coloro che - da sinistra - denigrano con linguaggio altrettanto crudo esponenti della destra europea (vedi gli insulti sessisti rivolti a Giorgia Meloni)? Forse la maleducazione e la rabbia sono legittime soltanto se ad esserne attaccati sono i cosiddetti "populisti"?

Una sola cosa resta da dire: oggi più che mai è necessario prendere una posizione netta. Infatti, come ha scritto Mattia Feltri su La Stampa del 10 settembre, "la libertà d'opinione serve a tutelare specialmente le idee cattive ché a tutelare quelle buone sono capaci tutti".