Orari: il problema di professori e studenti

09.10.2019

di Andrea Modonesi, redattore del Moschettiere

Quattro ore di supplenza di fila per mancanza di un docente, ammontare totale delle ore inferiore o per rari casi anche superiore a quello prestabilito e continua mancanza di docenti per materie come italiano, latino, greco e matematica. Questa è l'urgenza quotidiana per il primo mese dall'inizio delle lezioni nelle scuole italiane: si riscontrano seri problemi nell'organizzazione dell'orario ai danni di studenti ed insegnanti. 

Il problema

Il sistema di assegnazione delle cattedre non è del resto un'operazione facile e rapida. Le prime operazioni di mobilità del personale scolastico generalmente iniziano entro metà marzo, quando i docenti possono inoltrare le richieste per i trasferimenti in altre sedi o per il pensionamento. Verso la fine di giugno vengono pubblicati i decreti per soddisfare tali richieste e si procede all'individuazione dei posti ancora disponibili e dei docenti che potranno usufruirne. Quando previsto, a inizio estate un numero variabile di docenti viene messo in ruolo, mentre a fine estate e a settembre si assegnano ai precari le cattedre rimaste. Tale operazione deve essere svolta ogni anno, perché i docenti ogni anno accumulano punti grazie al servizio, ai corsi di formazione o a titoli variamente conseguiti, dati utili per le diverse graduatorie (nazionali, provinciali e d'istituto).

Per arrivare ad una nomina è perciò necessario redigere graduatorie, controllare la documentazione fornita dai docenti e verificare le classi indicate dalle scuole. Ormai da qualche anno non si riesce a concludere tali operazioni entro inizio settembre e nemmeno entro l'avvio del nuovo anno scolastico. A questo punto i dirigenti scolastici sono così autorizzati a convocare, secondo le graduatorie formulate, i docenti necessari per colmare i posti ancora rimasti vacanti, qualora l'ufficio provinciale non abbia soddisfatto le richieste.

Il sistema è stato più volte variato, informatizzato e anche migliorato dai vari ministri dell'istruzione. Eppure sembra che non vi sia rimedio a questo ritardo e che non sia possibile trovare una soluzione rapida e sicura per la mobilità dei docenti. Ogni anno infatti, oltre a collocare i docenti di ruolo e a provvedere ai pensionamenti, è necessario l'utilizzo di un numero anche consistente di docenti precari, destinati magari per anni a sapere solo a settembre se e dove lavoreranno. In tutto ciò ovviamente è naturale pensare che vi siano anche rinunce e che almeno qualcuno dei docenti, per varie necessità, magari abbia bisogno giusto di qualche ora per decidere se accettare o meno la convocazione ricevuta da una scuola, cosa che purtroppo finisce per ricadere su più istituti e su più docenti, essendo tutti inseriti nel sistema delle graduatorie.

A ciò si aggiungono gli inevitabili casi particolari di docenti che per ragioni personali sono costretti ad interrompere anche solo temporaneamente la propria esperienza lavorativa, purtroppo all'inizio o persino nel mezzo del periodo delle assegnazioni.

Il problema quindi non viene né dalle singole scuole né dagli insegnanti: le prime mirano ad avviare l'anno in modo rapido ed efficace, ma, anche per la mancanza di personale, non possono soddisfare le richieste dei dipendenti e delle famiglie; i secondi non hanno certo alcun giovamento ad un orario poco funzionale all'attività lavorativa o alle esigenze personali.

Bisogna chiedersi perciò se tutto possa essere riconducibile ad una mancanza di tempo e quindi ad una cattiva gestione di tutte le operazioni da parte del MIUR (Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca) o a loro volta degli uffici regionali.

La soluzione

Trattandosi di una questione di tempo, a mio avviso una possibilità c'è. Si potrebbe infatti risolvere la questione come si è già fatto per gli studenti che si iscrivono per la prima volta a un percorso di formazione (primaria o secondaria che sia). In questi casi la richiesta di iscrizione deve essere presentata entro metà gennaio, sennò l'assegnazione di una scuola avverrà in via automatica (se si rientra nella scuola dell'obbligo) nel plesso più vicino alla propria residenza. L'iscrizione agli anni successivi è pressoché automatica. Con la fine di febbraio e l'inizio di marzo le scuole sanno quindi quante prime dovranno formare, mentre il numero della classi successive è di norma prevedibile per scorrimento, salvo necessità di scioglimento di una classe. Le scuole devono comunicare tali dati agli uffici provinciali ed ottenere la conferma dell'organizzazione e del numero delle classi necessarie per il successivo anno scolastico. Quindi l'individuazione dei posti disponibili è possibile già a primavera.

A maggior ragione le scadenze previste per le iscrizioni si potrebbero rispettare forse anche per la richiesta del pensionamento o del trasferimento per i docenti. Anzi, nel caso dei pensionamenti, per cui si devono riscontrare le carriere e le certificazioni che le attestano, si potrebbe anticipare la richiesta di vari mesi e procedere subito al vaglio delle documentazioni. In tale modo forse già a gennaio si potrebbe avere un conto sicuro dei posti resi disponibili.

Così pure le richieste di mobilità potrebbero essere inoltrate entro metà febbraio, in modo che gli uffici possano redigere le graduatorie avendo a disposizione un mese in più. Altrettanto ritengo possibile che le nomine in ruolo e le assegnazioni delle cattedre possano avvenire anche nel corso dell'anno scolastico, ma divenire effettive solo per quello successivo. In tale modo già a luglio è probabile che le scuole possano avere il corpo docente al completo e procedere all'organizzazione, almeno provvisoria del proprio orario, che inevitabilmente a fine estate avrà bisogno di essere comunque corretto in base alla variazioni imprevedibili ma necessarie. Sarebbe però allora questione di fare fronte ad un numero di casi nettamente inferiore.

In ultimo non bisognerebbe dimenticare che un'anticipata organizzazione delle cattedre e dei tempi sarebbe senza dubbio anche molto utile da un punto di vista didattico, purtroppo spesso ora sacrificato proprio per necessità organizzative ed eviterebbe ai docenti di vedere il proprio lavoro ritardato o ostacolato da cambiamenti continui, protratti magari fino all'inizio di ottobre.

L'attuale ministro Fioramonti sembra molto attento alle problematiche della scuola e alcune sue proposte hanno già suscitato attenzione non solo da parte dell'opinione pubblica, ma anche del governo. Forse, se l'ennesima variazione dell'esame di Stato non sarà ancora un obiettivo irrinunciabile, qualcuno finalmente si preoccuperà anche di come ci si arriva.