Odio e razzismo, le uniche cause delle proteste in America?

di Michele Ranzini, redattore del Moschettiere

Davvero dietro le rivolte che infiammano gli USA per la morte di George Floyd c'è solo una battaglia per i diritti delle persone di colore?

C'è un inquietante parallelismo tra quanto sta accadendo in America in questi giorni e quanto è accaduto in innumerevoli città francesi. Se negli USA infatti milioni di persone scendono per le strade a protestare contro la morte di George Floyd, a Parigi, Marsiglia e Lille 20mila francesi di colore hanno reagito contro la morte di un altro nero, Adama Traorè, morto anch'esso soffocato da un agente di polizia. Le proteste sono sfociate in atti di vandalismo e violenza, che hanno provocato danni pari a un milione di euro in una sola notte. La discrepanza macroscopica che però differenzia i due casi è che in Francia non esiste un Trump che i media possano incriminare, e la notizia di conseguenza non vende. Il fatto che, per il momento, le proteste su suolo francese non hanno avuto risalto mediatico sembra confermare questa tesi.

Tanta attenzione per le proteste in America è quindi riconducibile ad un'altra campagna mediatica per screditare il presidente Trump? Se così fosse sarebbe scandaloso. Andrebbe a svalorizzare il messaggio pacifico dei milioni di manifestanti. Certo è che il Presidente ci mette anche del suo, andando ad impugnare davanti a schiere di giornalisti un messaggio di pace ed uguaglianza, quale la Bibbia, per motivare e spiegare un possibile intervento dell'esercito per placare le rivolte.

Quella che sembra quindi una nobile campagna per i diritti dei neri cela dietro di sé un volto molto più sporco e puramente commerciale. Parecchi giornalisti hanno infatti una brutta abitudine: prima farsi una convinzione e poi cercarne la prova. Il risultato di questa equazione è la totale cecità di fronte ai grandi avvenimenti, la ricerca di cause che meglio possano andare a confermare la propria tesi per rendere più succulenta ogni notizia. Da come è stata dipinta la notizia infatti il ventaglio di interpretazioni adottabili è molto ridotto: si tratta dell'ennesimo atto di violenza frutto dell'America fascistizzata da Trump. Ma è veramente così? Davvero The Donald, ed il presunto odio che ha fomentato nei suoi elettori, sono le uniche ragioni della protesta?

I presunti tuttologi della tv e dei social, nell'elencare le cause di queste rivolte, sembra trascurino totalmente l'influenza che, a mio parere, un'epidemia globale possa aver esercitato sulla coscienza delle persone. Il Coronavirus in tutto ciò è una cornice, qualcosa di puramente marginale. Il contagio sembra essere finito, ma è a lui che si deve tanta rabbia. Gli Stati Uniti hanno avuto 1.600.000 contagi e 110mila vittime che sono andati a colpire prevalentemente le periferie ed i quartieri afroamericani. I costi assicurativi sanitari innalzati per via dell'Obamacare hanno reso i neri, ma non solo, refrattari alle cure mediche e, seppur le statistiche non siano ancora certe, è tra la popolazione nera americana che si riscontra il numero di morti e contagi maggiore. La frustrazione che questa situazione ha generato avrà forse trovato una valvola di sfogo nelle rivolte? Il fatto che in molti ne abbiano approfittato per rubare e saccheggiare sembra dar credito a tale ipotesi.