Noi studenti presi in giro

di Lorenzo Gioli

Niente più corsi di recupero per gli studenti con una o più materie insufficienti. A chiederlo sono i sindacati, svegliatisi solo ora dopo tre mesi di silenzio: gli insegnanti necessitano di una "retribuzione aggiuntiva" per tenere corsi scolastici a inizio settembre. Una mancanza di rispetto inaccettabile, una presa in giro di cui l'immagine dell'Italia in Europa e nel mondo sarà la prima vittima. Certo, alcuni studenti festeggerebbero con un brindisi la cancellazione del rientro anticipato. Reazione più che prevedibile da parte di chi non ha aperto libro in tutte le vacanze. Spiace che i sindacati non si curino affatto degli alunni che invece hanno lavorato con impegno per riparare le proprie lacune. Come tutti sanno, sono mesi che i sindacati provano a sabotare il rientro in classe.

Voi tutti ricorderete le polemiche sulla maestra di Prato che, nonostante il lockdown, scelse ugualmente di fare lezione, anche se all'aperto e nel rispetto del distanziamento sociale. Un gesto nobile che, invece di suscitare la solidarietà del mondo scolastico, spinse la Cisl a sporgere accuse ridicole. Secondo il sindacato, l'iniziativa della maestra di Prato rischiava di "far passare da vagabonde le colleghe". Dello stesso stampo sono i piagnistei della Cgil sulle regole di sicurezza da rispettare. Ovviamente gli insegnanti immunodepressi dovranno essere tutelati come e più degli altri lavoratori. Questo però non deve diventare un alibi volto a giustificare la miriade di domande d'esenzione indirizzate ai presidi di tutta Italia.

Al pari dei loro connazionali, gli insegnanti devono farsi carico delle proprie responsabilità. Senza la buona volontà del popolo italiano, Alcide De Gasperi non avrebbe mai traghettato un Paese dilaniato dalla guerra verso la ricostruzione. Allo stesso modo, per affrontare la crisi a cui andiamo incontro, non basteranno le politiche (scadenti) del governo centrale né tantomeno i danari di Mes e Recovery Fund. Per evitare il tracollo, servirà l'impegno di ciascuno. E come tutti sanno la ricostruzione di un Paese parte dall'istruzione. I segnali non sono dei più incoraggianti, ma la speranza è l'ultima a morire.