No, il tortellino no!

di Lorenzo Gioli

Prima di cominciare, occorre fare una premessa: non sono un cattolico praticante, anche se battezzato non vado in Chiesa tutte le domeniche e - salvo rarissime eccezioni - non prego quasi mai prima di andare a dormire. Non sono certo dell'esistenza di Dio, ma allo stesso tempo non la escludo pregiudizievolmente. Mi considero un "agnostico" che non ha ancora ricevuto il dono della fede. Dunque, non posso essere sospettabile di fanatismo religioso. Ciononostante, non condivido il comportamento del Vescovo di Bologna Monsignor Zuppi che, come ha scritto Gian Micalessin su il Giornale (2.10.2019), "pretende di lasciare un'eredità indelebile ad un gregge colpevole di nascondere il maiale nell'impasto del tortellino". Infatti, alla scorsa festa di San Petronio una parte dei tortellini serviti in Piazza Maggiore era infarcita di pollo anziché di carne suina. Un fatto irrilevante, dicono alcuni. Una polemica scatenata dalla peggior destra al fine di screditare la Chiesa "progressista" e "aperta" di Papa Bergoglio, dicono altri. Ma, almeno dal mio punto di vista, le considerazioni da fare sono altre.

In primo luogo, coloro che non desiderano o non possono mangiare il maiale, vuoi per fede religiosa (come nel caso degli islamici e degli ebrei) vuoi per problemi di salute, avrebbero potuto partecipare ugualmente alla festa di San Petronio facendo a meno di nutrirsi del mitico tortellino, piatto tipico bolognese nato fra i ceti meno abbienti per "riciclare" la carne avanzata dalla tavola dei nobili, optando per altri alimenti: l'insalata, il Couscous, eccetera. Come ha giustamente sottolineato Pier Ferdinando Casini, tutto fuorché un pericoloso reazionario, "giù le mani dal tortellino!".

Vi è poi un secondo punto da tenere in considerazione, forse il più importante: è nelle piccole cose che dobbiamo difendere la nostra identità culturale. E la gastronomia lo è, eccome, specialmente a Bologna, la città dei "salami in vetrina", come cantava Francesco Guccini.

Riporto qui il significato che dà la Treccani del termine "integrazione": "Unione, fusione di più elementi o soggetti che si completano l'un l'altro, spesso attraverso il coordinamento dei loro mezzi, delle loro risorse, delle loro capacità". Non mi pare che la maggior parte dei musulmani sia particolarmente propensa al dialogo con la cultura occidentale. Mi pare piuttosto che l'Occidente nelle sue varie forme e istituzioni - compresa una cospicua porzione della Chiesa - sia particolarmente arrendevole rispetto alla difesa dei valori che ne hanno caratterizzato la storia per secoli. La rimozione dei crocefissi dalle aule delle nostre scuole, la rinuncia a festeggiare il Natale, le segnalazioni in arabo affisse alle pareti delle strutture ospedaliere. Tutte dimostrazioni di arrendevolezza che non possiamo permetterci e che rischiano di portarci a un punto di non ritorno. Piccole cose, ma non per questo meno dannose.