No al governo giallorosso

di Lorenzo Gioli

In un'intervista al Corriere della Sera (12 agosto), Matteo Renzi ha affermato di voler dar vita a un governo di scopo, di cui faccia parte anche il M5S, per preservare i conti pubblici ed evitare l'aumento dell'Iva. "Un governo No Tax". La cosa gli riesce difficile da un punto di vista personale, dal momento che i suoi genitori sono stati pesantemente insultati dai grillini per le note vicende giudiziarie, ma allo stesso tempo ritiene che questo sia l'unico accordo possibile per il bene del Paese. Avevo già scritto un articolo molto duro, in cui ho criticato l'ex segretario del Pd per la lettera inviata a Repubblica sul fenomeno degli sbarchi. Ma ora mi pare che Renzi abbia davvero toccato il fondo. Ho diciassette anni, fra poco ne compirò diciotto e potrò andare a votare. Ma non so a che santo rivolgermi, perché mi pare che in politica non esista più alcun briciolo di credibilità e di coerenza. Se fosse stato Zingaretti ad avanzare l'ipotesi di un governo giallo-rosso, non sarei rimasto sorpreso. Il fatto che a voler stringere l'accordo con il M5S sia Matteo Renzi mi lascia esterrefatto. Il tutto perché gli Italiani non possano recarsi alle urne, esercitando il proprio diritto di voto.

Anche Grillo, tornato sotto i riflettori dopo mesi e mesi di anonimato, auspica una presa di posizione da parte del Parlamento italiano perché Salvini non possa andare al governo con una maggioranza assoluta. Ma non era forse il M5S che si prefiggeva porre fine ai giochi di palazzo e alle mosse di piccolo cabotaggio elettorale, aprendo il Parlamento come una scatoletta di tonno? E non era forse Luigi Di Maio ad aver dichiarato, poche settimane fa, di non volersi mai alleare con "il partito di Bibbiano"? Tutte domande a cui non possiamo dare riposta visto che in politica l'incoerenza è diventata la prassi. Ne avevano già dato prova Lega e 5 Stelle con un governo non eletto dai cittadini. Pare che ora il Pd - o parte di esso - voglia avvalersi del "metodo giallo-verde", alleandosi con i suoi acerrimi nemici soltanto per mantenere qualche poltrona. Chi avanza paragoni fra il potenziale inciucio giallo-rosso e il patto del Nazareno, dal mio punto di vista, commette un errore. Quest'ultimo, infatti, era nato per cambiare la legge elettorale e porre alcune modifiche alla Costituzione. Si trattava di un accordo che, almeno nelle intenzioni iniziali, era necessario. Non nutro particolare simpatia nei confronti di Matteo Salvini, pur condividendone alcuni obiettivi di fondo, a cominciare dalla necessità di amministrare i flussi migratori. Ciononostante credo che se tornassimo al voto, dopo anche solo quattro mesi di governo tecnico, alle prossime elezioni la Lega prenderebbe il 90%.

L'arma del politico responsabile, sia egli di destra o di sinistra, è il voto. Quella di cui si avvale il politicante da quattro soldi è la spartizione delle poltrone. Confidiamo in un ritorno alle urne. Tale scenario, per quanto poco rassicurante, sarebbe certamente preferibile a quello di un esecutivo non eletto dal Popolo, l'unico a detenere la sovranità come certificato dall'art.1 della Costituzione Repubblicana.