Navalnay contro la Russia di Putin

di Federico Bucchi

Con l'arresto e la successiva condanna di Aleksej Navalny, la "dittatura" di Putin è uscita totalmente allo scoperto.

Fino ad allora vi erano numerose prove di soprusi da parte del Presidente russo verso gli oppositori politici. Navalny si è mostrato sin da subito determinato ad arrivare al "blindato" Cremlino.

Il governo russo aveva tentato di bloccargli inizialmente i profili social (principale canale di propaganda politica). Successivamente durante i suoi pacifici comizi le persone venivano allontanate dall'esercito governativo. L'apice della repressione fu un avvelenamento da gas nervino avvenuto nell'agosto del 2020, durante il viaggio in aereo, di ritorno dalla città di Tomsk (luogo situato nella parte Sud-Occidentale della Siberia).

L'uomo venne trasportato d'urgenza all'ospedale Charité di Berlino, dove ricevette le cure necessarie.

La Russia di Putin si mostrò subito estranea ai fatti, riconducendo l'accaduto ad un semplice incidente da intossicazione alimentare, tesi poi smentita dalla stessa agente di Navalny la quale riportò che quel giorno egli non aveva mangiato nulla.

Il 2 Settembre lo stesso ospedale tedesco confermò l'ipotesi di avvelenamento da Novichok agente nervino, precedentemente utilizzato per assassinare l'ex spia russa Sergej Skripal nel 2018.

Il 22 Settembre venne dimesso dalla clinica ospedaliera.

Alcuni mesi dopo, Navalny chiamò la Bellingcat, una piccola testata giornalistica che si occupa di investigazioni che in passato indagò privatamente sulla presunta frode fiscale da parte di Mikhail Khodorkovsy (ex-politico russo), il quale venne processato nel 2005 per il capo d'accusa riportato sopra, ed esiliato su ordine Putin. I giornali, tra cui la CNN e i mass media di tutto il mondo, giudicarono il processo come un processo politico voluto dallo stesso Vladimir Putin. Non a caso Mikhail Khodorkovsy prima dell'arresto avevo criticato pubblicamente la forte corruzione in cui versava la Russia e in particolare il governo.

Per dimostrare la colpevolezza dei servizi segreti russi, Navalny, attraverso un'identità falsa e numeri telefonici di alte cariche dell'esercito fornite dalla Bellingcat riuscì ad entrare in contatto con un soldato di nome Konstantin Kudryavtsev, il quale, in una telefonata di circa 54 minuti raccontò nei minimi dettagli l'operazione di avvelenamento nei confronti dell'oppositore. Dalle registrazioni telefoniche, emerse che il piano fu manovrato dal governo. Inoltre confessò di aver partecipato personalmente all'azione, e di aver lavato i vestiti del "bersaglio" (successivamente scomparsi e mai più ritrovati), in particolare la parte interna delle mutande, dove secondo la FSB (organo militare che garantisce protezione alla federazione russa) vi erano più particelle di nervino.

La conversazione integrale si può ascoltare sul canale YouTube di Navalny.

Navalny è stato condannato lo scorso 2 Febbraio a due anni e cinque mesi di carcere, per aver violato le norme di libertà vigilata imposte dal giudice. Questa limitazione gli era stata data a causa di una denuncia per diffamazione e calunnie da un veterano della Seconda Guerra Mondiale.

Navalny sostiene che l'unico motivo per il quale egli è stato processato è prettamente politico.

Molti si domandano per quale motivo l'Europa, che continua a condannare gli atti di violenza russi, non rivaluti i rapporti economici con questo Paese?

Come ben sappiamo, tra le nazioni vi sono numerosi legami commerciali molto importanti, che regolano l'equilibrio socio-politico tra esse.

La Russia fornisce all'Europa tantissimo gas e sono legate da una fitta rete di affari.

A volte "chiudere un occhio" su opache vicende che riguardano un altro stato permette di preservare tali rapporti e gli interessi di parte.

Sottolineo che i fatti citati vanno contro gli ideali democratici su cui si fonda la Comunità Europea.

Tutte le nazioni che condividono i pensieri europeisti devono unirsi per contrastare le repressioni violente, antidemocratiche, in nome della libertà di pensiero e opinione.