Milan e Manchester, destini simili

di Marco Veroni

Due club che per anni hanno dominato nei rispettivi campionati e in Europa per quasi trent'anni di seguito battendo record e scrivendo la storia del calcio, ma che da qualche stagione non sono più ai livelli di un tempo; stiamo parlando di Milan e Manchester United due squadre con un passato e un presente più simili di quanto si possa immaginare: a partire dai colori sociali ( rosso e nero prevalente per entrambi), al palmares, passando per i soprannomi ( Diavolo per il Milan e Red Devils, ovvero diavoli rossi, per il Manchester).

Due squadre che hanno costruito i loro successi puntando su campioni (Beckham, Giggs, Rio Ferdinand, Maldini, Van Basten, Kakà e tanti altri ancora), sul campo, e punti di riferimento come Alex Ferguson e Silvio Berlusconi, e fuori. Questi ultimi hanno preso la guida dei due club, il primo come allenatore-manager, e il secondo come presidente, rimanendone a capo per i trent'anni successivi portandoli a vincere tutto.

Quando Sir Alex Ferguson diventò l'allenatore del Manchester United nel 1986, i Red Devils venivano da circa 20 vent'anni "di transizione" senza risultati significativi e in cui era arrivata anche la retrocessione in Second Division ma, alla guida dello scozzese, lo United torna a trionfare: nei 27 anni sulla panchina, Sir Alex ha portato ad Old Trafford: 13 campionati inglesi (un record), 5 FA Cup, 5 coppe di lega, 10 Community Shield, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, 2 Champions League, una Coppa Intercontinentale e un mondiale per club; diventando l'allenatore più vincente nella storia e venendo nominato "miglior allenatore del XXI secolo". Per quanto riguarda Berlusconi, il cavaliere ha acquistato il club nello stesso anno in cui Ferguson arrivò a Manchester, il 1986, comprando il Milan, Berlusconi lo ha di fatto salvato dal fallimento. In trentuno anni Berlusconi porta a Milano giocatori straordinari come Van Basten, Gullit, Shevchenko, Kakà, Pirlo, Seedorf e Ibrahimovic; la squadra allenata da Arrigo Sacchi viene ricordata dalla UEFA come la migliore di sempre. Durante la presidenza Berlusconi, i rossoneri portano a casa 29 trofei: 8 Scudetti, 7 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, 5 Champions League, 5 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali e un Mondiale per Club; diventando per un periodo la squadra più titolata al mondo.

Nel 2017 il club è stato venduto dopo diversi anni di trattative all'imprenditore cinese Yongong Li, dopo solo poco più di un anno però, il Milan è entrato in possesso del fondo americano Elliot.

Berlusconi e Ferguson hanno segnato un'epoca cambiando la storia dei club che dopo il loro addio sono entrati in crisi. Il Manchester il cui proprietario non è cambiato ha mantenuto la capacità economica ma non si è riconfermata riuscendo a vincere soltanto una Coppa di Lega, un FA Cup e L'Europa League in 6 anni, ottenendo miseri risultati in campionato venendo ripetutamente battuti dai rivali storici del Liverpool e del Manchester City.

Arrivando al Milan invece, la crisi che sta attraversando la squadra è sia economica che tecnica. Per quanto riguarda l'aspetto economico il doppio cambio di proprietà non ha fatto piacere né ai tifosi né alla UEFA, che ha proibito ai rossoneri la partecipazione alle coppe europee per la stagione in corso, e che minaccia pesanti sanzioni economiche. Sotto l'aspetto tecnico la crisi era iniziata già negli ultimi anni dell'era Berlusconi, con un solo trofeo conquistato negli ultimi 8 anni, e dei ripetuti cambi di allenatori che stanno mettendo a dura prova i tifosi, ai quali vanno ad aggiungersi campagne acquisti milionarie con grandi colpi annunciati che si sono rivelati flop, come Bonucci, Biglia, Higuain. In questa stagione la storia sembra non essere cambiata, la posizione in classifica è simile: decimo posto con 13 punti per i rossoneri e undicesimo a pari punti per i Red Devils; a Milano hanno provato a dare una scossa esonerando l'allenatore Marco Giampaolo e chiamando l'ex Fiorentina e Lazio Stefano Pioli, a Manchester la panchina di Ole Gunnar Solkjaer traballa dopo un buon finale della scorsa stagione in cui era subentrato a Mourinho, chissà se ancora una volta i destini delle due squadre saranno simili.