Sorpresa: i Paesi "negazionisti" vaccinano più di noi

di Lorenzo Gioli

Vilipesi e demonizzati per mesi dai giornali, i presunti negazionisti hanno conquistato il primato nella lotta al Covid. Ricordate le critiche a Boris Johnson? Nell'odiata Inghilterra viene applicato il metodo proposto in Italia per la prima volta dal professor Remuzzi, anch'egli marginalizzato insieme ai colleghi Bassetti e Zangrillo per via delle sue posizioni aperturiste: una sola dose di vaccino AstraZeneca, con copertura al 76%, per ottimizzare i tempi e contrastare con maggior efficacia la diffusione del virus. Ad oggi questa strategia ha sortito ottimi risultati e - stando alle dichiarazioni del premier britannico - potrebbe traghettare il Regno Unito verso l'immunità di gregge entro giugno.

Senz'altro rammenterete i fiumi di inchiostro e i dibattiti televisivi a senso unico contro Donald Trump? Negli Stati Uniti, le vaccinazioni stanno andando a gonfie vele proprio grazie agli investimenti dell'amministrazione precedente. E a luglio, se tutto andrà come previsto, ogni cittadino americano avrà ricevuto il vaccino. Inutile ricordare come gli Usa, con molti meno lockdown, abbiano un tasso di mortalità equivalente se non inferiore a quello italiano. Ma non preoccupatevi: i media mainstream, accecati dall'ideologia e dall'odio verso il diverso, proveranno fino all'ultimo ad attribuire ogni merito a Joe Biden, su cui si sono concentrati elogi imbarazzanti da ogni parte del mondo ancor prima che giungesse alla Casa Bianca. 

Lo spettacolo non finisce qui: la Russia, sgradita non senza qualche ragione all'establishment europeo, ha prodotto in tempi record lo Sputnik che secondo molti scienziati, compreso il "chiusurista" Massimo Galli, è ad oggi il vaccino più efficace.

Insomma, le strategie adottate da questi paesi dimostrano ancora una volta come la vera chiave nella lotta al Covid non siano le chiusure generalizzate, i lanciafiamme e gli idranti contro la movida, le segnalazioni o le multe a chi viola il coprifuoco, bensì le vaccinazioni. Come ha sostenuto più volte l'infettivologo Matteo Bassetti, il vaccino è l'arma con cui possiamo vincere questa guerra. Servono investimenti, produzioni in massa, un accurato piano logistico con cui affrontare il problema. Il "modello italiano" di Conte, Speranza e Arcuri si è rivelato un flop, un qualcosa da resettare e da sostituire. In questo senso, dal Governo Draghi attendavamo maggiore discontinuità: la riconferma del ministro della Salute è stato un errore che questo Paese sconterà caro. Laddove alcuni capi di Stato hanno investito più sulla cura e meno sulla prevenzione, nazioni come l'Italia hanno attuato chiusure scellerate provocando danni irreparabili sul piano economico, sociale e psicologico. Specialmente per le giovani generazioni.

Se il premier Draghi ha a cuore l'interesse dell'Italia abbandoni le politiche dei suoi predecessori, delle quali abbiamo già visto gli effetti, e metta il Paese nelle condizioni di ripartire, di crescere e di lavorare. L'obiettivo non deve essere più una nuova normalità, ma la normalità vera e propria a cui aspiriamo da oltre un anno. Una normalità che riconquisteremo solo con l'immunità di gregge. A questo bisogna arrivare. Whatever it takes.