L'opinione: da Solone a Kennedy

Solone, legislatore Ateniese vissuto tra il VII e il VI secolo a.C., statista più che politico, sosteneva che astenersi dall'opinione pubblica per il cittadino fosse reato. Un'affermazione che per alcuni potrebbe sembrare incomprensibile, soprattutto in una società come la nostra, in cui il tempo per informarsi e dibattere è stato ridotto al minimo indispensabile, come se fosse superfluo o persino inutile. Noi non siamo così. Crediamo che non essere consapevoli della realtà che ci circonda non vuol dire solamente diventare di fatto complici di un periodo storico che può non piacerci. Talvolta significa anche perdere un'opportunità e rimanere fuori dalla scrittura di una delle pagine più belle del proprio Paese. Noi la politica vogliamo vederla proprio così, come un'opportunità. Il significato della politica non va ricercato solo negli eventi storici, in personaggi celebri, in discorsi carismatici o in lunghissimi testi, che di sicuro l'hanno caratterizzata e modellata, ma semplicemente nell'etimologia della parola. Politica deriva dal termine greco Polis, comparsa per la prima volta in Omero intesa come cittadella fortificata. Ma questa parola per i greci, oltre ad indicare uno spazio geografico delimitato da mura, voleva anche dire una realtà sociale costituita dai cittadini ovvero che coinvolgeva e chiedeva la partecipazione di tutti. Tucidide tanto è vero, nel V secolo a.C. scriveva :"Gli uomini sono la città; non le mura."

Bene, noi vogliamo far parte di questa città. Noi, semplici liceali, con le nostre passioni, il nostro linguaggio, perché no, i nostri errori probabilmente dovuti a ingenuità o semplicemente al fatto che siamo molto giovani, siamo coinvolti e vogliamo coinvolgere. Come? Informando, con il nostro modo di vedere. Comunicando un'idea, sviluppando un dibattito, per il bene comune.

John Fitzgerald Kennedy, un grande comunicatore, pronunciava in un suo discorso sulla stampa del 27 aprile 1961 meravigliose parole: "Non per divertire o intrattenere, non per esaltare le banalità e i sentimentalismi, non per dare al pubblico semplicemente quello che vuole ma per informare, per far crescere, riflettere, per segnalare i pericoli e le opportunità, per indicare la crisi, le possibilità di scelta, per guidare, formare, istruire e qualche volta anche far arrabbiare l'opinione pubblica per permettere all'uomo di essere ciò per cui è stato creato: libero e indipendente."