Sì, ma c'è dell'altro

di Lorenzo Gioli

Caro Antonio,

ho letto con grande interesse la tua analisi riguardo alle polemiche scatenatesi sul web dopo il ritorno a casa di Silvia Romano. Anch'io detesto i"leoni da tastiera" che trascorrono ore e ore davanti a un schermo col solo obiettivo di insultare chi non la pensa come loro o, ancor peggio, chi è diverso da loro. Vuoi per il colore della pelle o - come nel caso di Aisha - per fede religiosa. È discutibile che Silvia si sia convertita all'Islam spontaneamente. Infatti, può darsi che la ragazza, sottoposta a mesi e mesi di soprusi, abbia abbracciato la fede musulmana per un meccanismo psicologico di auto-conservazione che spesso induce chi è sotto sequestro ad identificarsi con il credo e il modo di pensare del proprio rapitore. Detto ciò, non spetta certo all'opinione pubblica stabilire se sia stata una conversione spontanea o meno. Il rispetto per una ragazza di 25 anni, a cui vanno il nostro affetto e la nostra solidarietà, non deve però vietarci di fare alcune considerazioni che non riguardano Aisha, ma la gestione del suo caso.

Come ho scritto nel mio ultimo editoriale ("Il riscatto per Silvia", 12 maggio) è ora che Ong, come quella in cui Aisha lavorava, smettano di spedire giovani volontari in luoghi pericolosi senza garantire la benché minima protezione. C'è poi un altro aspetto della vicenda che occorre tenere presente: l'esibizione del ritorno in patria di Silvia, celebrato all'aeroporto di Ciampino dal premier Conte e dal ministro Di Maio. Se l'onlus per cui Silvia lavorava avesse agito con criterio, non avremmo avuto bisogno di versare un'ingente somma di denaro che - come sostiene il leader di Al Shabaab in un'intervista a Repubblica - sarà destinata all'acquisto di armi. Ma passi: date le circostanze, pagare il riscatto era l'unica scelta possibile. Da qui ad accogliere Silvia davanti alle telecamere e ai microfoni di tutta Italia - in barba alle regole restrittive che vietano gli assembramenti - con tanto di veste islamica ne passa di strada.

In seguito alla ormai celebre crisi di governo scatenata da Matteo Salvini, Giuseppe Conte attaccò il leader della Lega accusandolo di scarsa sensibilità istituzionale. Non vorrei che l'Avvocato del Popolo incorresse nello stesso errore. Chi di spada ferisce di spada perisce.