L'imbroglio di Steven Knight

di Pietro Saccomani

Il 18 luglio è una data strana per fare arrivare un film nelle sale. Le città sono già parzialmente svuotate, la gente ha voglia di stare in spiaggia a prendere il sole fino a tardi, non certo di andare al cinema. Questa regola, naturalmente, non comprende me. Non che non mi piaccia passare le mie estati al mare, ci mancherebbe, ma una persona come me, fissata con i film come lo sono io, non fa certo caso alle stagioni quando si tratta di andare al cinema.

Malgrado la mia cieca passione, per i motivi che ho illustrato poco fa, so per certo che fare uscire un film a metà luglio non è un'idea geniale. Eppure, stranamente, è stata proprio il 18 luglio la data stabilita per cominciare la proiezione nelle sale italiane di Serenity- L'isola dell'inganno di Steven Knight.

Knight è ormai un uomo più che conosciuto nel suo ambiente, sia come sceneggiatore che come regista. Ha sconvolto il pubblico con lo script del crudo thriller La Promessa dell'Assassino, diretto dal grande David Cronenberg, e ha ammaliato gli spettatori di tutto il mondo con il suo pluripremiato Locke, senza dubbio uno dei film più originali degli ultimi vent'anni.

Non ve lo nascondo, io sono un suo grande fan. Aspettavo questo suo nuovo film da molto, moltissimo tempo. E, dopo aver visto il trailer, ero certo che sarei andato a vedere un altro gran bel film. Mi aspettava una più che sonora delusione.

Knight, che di solito si distingue per la sua originalità ha deciso di lanciarsi in uno tra i generi più famosi e conosciuti del nostro cinema: il noir. Cominciamo dalla trama.

Il film si svolge in una bellissima e lussureggiante isola caraibica.

Baker Dill, interpretato da Matthew McConaughey, è un pescatore dall'oscuro e tormentato passato che vive alla giornata portando turisti a pesca di tonni sulla sua barca, la Serenity. Veniamo a sapere nei primi minuti della pellicola che ha combattuto in Iraq, che intrattiene una relazione saltuaria e poco impegnativa con una matura donna dell'isola (una Diane Lane piuttosto in parte), che ha sempre bisogno di soldi e che ha un'ossessione: catturare un enorme tonno che gli sfugge da molto tempo e che ha battezzato Giustizia.

Cominciate già ad avvertire un leggero senso di dejà-vu?

Una sera, nell'unico bar dell'isola, fa il suo ingresso una donna che nessuno, escluso Baker, conosce. Si tratta di Karen (Anne Hathaway), il grande amore di Baker. Una donna che ha amato fin dalla gioventù ma che ha dovuto abbandonare per partire per l'Iraq. Durante la sua assenza, Karen ha dato anche alla luce un figlio loro, Patrick, ma poi ha sposato un altro uomo, il ricco e sadico Frank Zariakas, interpretato dal (come sempre) convincente Jason Clarke. Karen si dichiara pentita della sua scelta e supplica Baker di aiutarla.

Vi sembra una storia già vista e rivista? Come darvi torto.

Ma forse era proprio questo che Knight voleva portare nei cinema. Un film che guardasse con coraggio ai grandi noir degli anni Quaranta e Cinquanta (capolavori come La Fiamma del Peccato di Billy Wilder), con tanto di femmes fatales manipolatrici e pronte a tutto e uomini dal losco passato, e alla sensualità che ha contraddistinto quelli degli anni Ottanta e Novanta.

Poteva essere una grande idea. Peccato che Knight fallisca su tutta la linea. I personaggi sembrano dal primo all'ultimo fatti con lo stampino e, esclusi la Lane e Clarke, gli attori non riescono a salvarsi dal ridicolo involontario. Per non parlare della fotografia, talmente patinata da sembrare la pubblicità di un qualche profumo.

La storia potrebbe anche essere solida, ma Knight non si limita a riesumare tutti i cliché del noir, vuole anche attualizzarli, e il tanto atteso colpo di scena finale, senza fare alcuno spoiler, è talmente insensato da far rimpiangere allo spettatore di non aver usato meglio i soldi per il biglietto. Potrebbe sembrarvi un'esagerazione, ma io mi sono veramente sentito in imbarazzo per lui, per Knight. Non pensavo che un professionista del genere si potesse prestare ad una produzione come questa. E' proprio vero che il successo dà alla testa. Ma, nonostante questo, vi invito ad andarlo a vedere, perché è importante imparare che un film non si basa solo sui nomi da mettere in cartellone e che, anche per un regista navigato come Knight, il fallimento è sempre in agguato.

Uno dei film più brutti degli ultimi cinque anni? Decisamente.