La scuola e il virus della consapevolezza

di Pietro Ascione

Paolo Giordano e Ernesto Galli della Loggia hanno idee molto diverse quando si parla di scuola, anche se su un punto concordano: la scuola non può essere l'ultimo dei problemi, come sembrerebbe anche adesso. Nell'editoriale apparso qualche giorno fa sul Corriere della Sera, il fisico autore dell'Enigma dei Numeri Primi indica come sia necessario permettere ai maturandi di svolgere il loro esame di maturità. Secondo l'autore, infatti, l'unico impedimento sarebbe "la nostra propensione immancabile a mettere la scuola in fondo alle priorità, dietro gli aiuti economici alle famiglie, dietro i test sierologici, dietro il calendario di riapertura delle industrie, dietro perfino alla nostra voglia di spiaggia, [...]. Perché la scuola [...] «non fa pil», anzi il Pil lo consuma e basta." Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, si concentra su un altro aspetto: promuovere tutti senza davvero provare a recuperare il programma di quest'anno l'anno prossimo sarebbe "profondamente diseducativo".

Basta la didattica a distanza per dire che la scuola funziona? Ovviamente no. Per mille motivi. Intanto, non tutte le scuole la adottano nella stessa maniera, non ci sono indicazioni chiare per tutti. Chi usa le videolezioni, chi i compiti sui registri elettronici, chi le dispense e ognuno studia da sé. Il "digital divide", divide anche in questo caso l'Italia in due, e non tutti hanno i pc o strumenti adeguati per questo tipo di lezioni. Senza contare che non potrà essere utilizzato a lungo: lo schermo dei computer danneggia gli occhi e di certo non favorisce la concentrazione, ma soprattutto quello che manca a noi studenti è l'interazione, fondamentale per l'apprendimento.

Nulla viene prima della salute, ma certamente la cultura viene subito dopo. Paradossalmente gli altri Paesi se ne sono accorti presto. In Germania le scuole apriranno dal 3 maggio, e gli esami di maturità inizieranno prima. I liceali riprenderanno le lezioni dal 27 aprile, mentre le elementari rientreranno dal 4 maggio. Ovviamente le scuole dovranno rispettare regole sanitarie: le scuole dovranno essere pulite e i banchi dovranno essere disposti a 1,5 metri di distanza nelle aule. In Francia le scuole riapriranno dall'undici (tra mille polemiche) mentre in Lussemburgo asili e scuole riapriranno il quattro maggio. In Spagna si progetta di tornare con classi scaglionate a giugno. Noi non siamo nemmeno certi di tornare a scuola a settembre e comunque non sappiamo ancora come. Soprattutto i maturandi non sanno ancora nulla di una tappa importantissima del percorso scolastico, come l'esame di maturità, e, come giustamente scrive la Preside del Conservatorio San Niccolò di Prato in una lettera apparsa sul Corriere della Sera, è necessario definire ora il contenuto dell'esame orale, "che, in assenza degli scritti, potrebbe avere un notevole peso sulla valutazione finale degli allievi".

Come nelle migliori tragedie greche, anche il Coronavirus ha portato con sé consapevolezza: ci siamo finalmente resi conto che la sanità è stata spesso trascurata. Chissà che la prossima ventata di consapevolezza non riguardi proprio la scuola. Un Paese si rialza grazie ai cittadini. Senza istruzione, in Italia non ci saranno più cittadini, solo sudditi.