La reazione ad un'epidemia ieri e oggi

di Francesco Michelini

Sicuramente una delle epidemie più ricordate nella Storia è stata la peste del 1300, detta anche "Morte Nera" o "Peste Nera", causata dal batterio Yersinia pestis portato dalle pulci che avevano infestato i ratti e altre specie di roditori. La presenza di topi malati nelle navi da commercio provenienti dall'Oriente è stata una delle numerose cause della veloce diffusione dell'epidemia. Ma come è stata affrontata da un punto di vista sanitario l'epidemia ieri e oggi?

Adesso i medici sono obbligati a portare per far fronte al coronavirus dei dispositivi di protezione individuali (DPI) che consistono in due paia di guanti, un sovracamice, una cuffia, la mascherina filtrante facciale FFP2 e la visiera protettiva. Durante la peste i medici erano soliti portare una tonaca nera di tela cerata che arrivava ai piedi, guanti lunghi fino ai gomiti, scarpe chiuse e un cappellone a testa larga. La divisa fu perfezionata e alcuni di questi elementi aggiunti nel 1619 dal medico personale di Luigi XIII di Francia. Un aspetto caratteristico era invece la maschera con il lungo becco dotata di due lenti di vetro per coprire gli occhi e un becco ricurvo che presentando due aperture per la respirazione nasale era pieno di erbe, fiori secchi e spugne imbevute di aceto per disinfettare l'aria respirata e nascondere l'odore di putrefazione. Spesso alla figura del medico ma ancor di più alla crisi dell'epidemia è associata quella del Lazzaretto, luogo specifico in cui venivano messi in quarantena le persone malate di peste. Questo primo tipo di struttura ospedaliera dotata di infermieri e medici pagati dallo stato venne creata nel 1423 nell'isola di Santa Maria e successivamente si dilagò a Venezia, città che per i commerci fu duramente colpita dalla peste. Nella costruzione dell'Ospedale Fiera con numerosi posti di terapia intensiva Bertolaso ci ha tenuto a specificare che la struttura non era un "lazzaretto".

Quello che stupisce è che oggi come allora non siamo riusciti a fare fronte tempestivamente ad un'emergenza sanitaria tale a quella di un'epidemia, che nel corso della storia abbiamo già visto più volte. Bill Gates già nel 2015 aveva previsto la nostra incapacità di contrastare un fenomeno del genere. Diceva che con l'Ebola non avevamo un gruppo di epidemiologi e medici pronti per partire ma in generale di lavoratori nel campo. La profezia del fondatore di Mincrosoft si è avverata quando nel suo discorso ha affermato che un giorno non saremmo stati così fortunati e il nuovo virus non avrebbe infettato le persone così gravemente come l'Ebola e dunque avrebbe permesso loro di girare normalmente e di conseguenza favorire il contagio. Purtroppo le potenzialità tecnologiche principalmente che questa volta avevamo a disposizione non siamo riusciti a sfruttarle. Bill Gates ha detto :"Se c'è una cosa positiva dell'epidemia di Ebola, è che può servire da campanello d'allarme per prepararci. Se iniziamo adesso, potremo essere pronti per la prossima epidemia." Non siamo riusciti ad ascoltare i diversi campanelli d'allarme dalla peste all'Ebola, speriamo questa sia la volta buona.