La favola della Dea

di Eugenio Passaghe, redattore del Moschettiere

10 Marzo 2020, sono trascorsi ben ventisei giorni dall'ultima partita giocata da una squadra italiana, stiamo parlando del fantastico 3-4 che l'Atalanta ha rifilato al Valencia nel ritorno degli ottavi di Champions League. Da allora, è cambiato giorno dopo giorno il nostro modo di vivere, pensare e parallelamente, il calcio si è fermato. In queste settimane Bergamo è in profonda difficoltà a causa del Covid-19 e per quanto sia possibile, sarebbe bello omaggiare la sua favola sportiva, che tutti gli amanti del calcio hanno ancora scolpita nella propria mente.

La storia dell'Atalanta cominciò il 17 Ottobre 1907 quando cinque studenti Bergamaschi fondarono l'Atalanta Bergamasca Calcio, il cui nome deriva dall'interesse dei ragazzi verso gli studi classici. Infatti, dalla mitologia greca, Atalanta è una divinità, figlia di Iaso e Climene, che secondo il mito venne allevata da un'orsa sul monte Pelio, successivamente all'abbandono del padre. La Dea divenne bella, vigorosa, forte e potente, aggettivi che oggi possono essere utilizzati per descrivere la squadra nerazzurra e il suo gioco affascinante. Facendo un passo in avanti arriviamo ai nostri anni, nel 2010 Antonio Percassi assunse per la seconda volta (la prima nel 1990) la presidenza della società bergamasca, ottenendo subito la partecipazione nella massima serie italiana del 2010-11; da allora milita in Serie A. L'estate di nove anni fa però, si rivelò parecchio movimentata poiché alcuni membri della società vennero indagati nell'ambito dell'operazione Last Bet.

Successivamente l'Atalanta patteggiò durante la seconda fase d'inchiesta e riuscì a rimanere nella massima Serie anche l'anno seguente, scontando una multa di 250 mila euro e una penalità di due punti nella classifica. Passati altri quattro anni, nel 2016 approda sulla panchina bergamasca Gian Piero Gasperini, l'uomo che tutt'ora sta trascinando la sua squadra con un gioco aggressivo e il suo encomiabile modulo 3-4-3.

E' importante fare un leggero preambolo riguardo la carriera da allenatore di Gasperini, esordisce in panchina nel 1994, entrando a far parte dello staff delle giovanili della Juventus. Porta poi, il Crotone in Serie B, quindi, viene chiamato dal Genoa, e lì trascina i liguri dal 2006 al 2010. Nel primo anno rossoblu conquista la promozione in A e negli anni successivi guadagna due noni ed un quinto posto che vale per la qualificazione per l'Europa League. Nel 2010 invece, viene sostituito a campionato in corso. Adesso, finalmente, arriva per Gasperini la grande occasione: nell'estate 2011 firma con 'l Inter, reduce dalla vittoria del Mondiale per Club, ma con una rosa incompleta secondo l'allenatore piemontese. L'ottima chance si tramuta in una caduta libera, ma senza paracadute, rimedia infatti la sconfitta nella Supercoppa italiana contro il Milan, tre sconfitte e un pareggio nelle prime quattro giornate di campionato, che procurano a Gasperini l'esonero. Nel 2013 fa ritorno nella sua "vecchia casa", al grifone e dopo tre anni sale sulla panchina dell'Atalanta dove, come sappiamo, dimostra di essere uno dei top allenatori in Italia, rivendicando il suo passato.

L'arrivo del "Gasp" nella città bergamasca ha stravolto l'idea della squadra provinciale che aveva l'Atalanta, ora la Dea è una tra le prime realtà più importanti in Italia e, Covid-19 permettendo, anche in Europa. Dal presidente ai giocatori, passando per l'allenatore, hanno portato la mentalità vincente che oggi è situata nella squadra. Nella stagione 2016-17 e in quella successiva l'Atalanta si posiziona rispettivamente quinta e settima nella classifica finale, ottenendo così l'ingresso all'Europa League per 2 anni consecutivi. Lo scorso anno dopo una rimonta a perdifiato, la Dea ha raggiunto, nell'ultima gara di campionato, il suo miglior posizionamento di sempre: il terzo posto in classifica che vale l'accesso alla Champions League. La favola non finisce qua, perché prima della sospensione del campionato i nerazzurri si trovavano quarti in classifica, ma soprattutto, nonostante le tre sconfitte, hanno superato i gironi di Champions League arrivando agli ottavi di finale, dove con un netto 4-1 a Bergamo hanno vinto contro il Valencia e poi 3-4 al ritorno, guadagnandosi i quarti di finale.

La struttura solida della società è basata fondamentalmente su tre nomi: il presidente Percassi, l'allenatore Gasperini e il responsabile dell'area tecnica, nonché l'uomo dalle intuizioni vincenti, Giovanni Sartori (dal 2014 a Bergamo). L'Atalanta è riuscita a creare un progetto vero e funzionante, a dispetto di altre squadre italiane anche più conosciute; in questo caso l'idea è quella di puntare ad innesti esperti, due su tutti il Papu Gomez e Josip Ilicic, affiancandone a dei giovani talenti, tra cui Gagliardini, Conti, Kessie, Caldara, Spinazzola, Gosens, Gollini...alcuni dei giocatori che sono esplosi a Bergamo. La società, bisogna ammettere, non ha mai speso molto nel mercato per la rosa ma, guadagnando dalle grosse cessioni, investe in promesse calcistiche; probabilmente non è una mentalità "da grande squadra" che compra appena può il pezzo da novanta, ma finchè c'è un continuo cambio di ciclo tra calciatori, la Dea rimarrà nelle zone nobili della classifica. Le pagine più importanti della storia calcistica dell'Atalanta le stanno scrivendo in questi anni e in questo momento, così tremendamente complicato, la città può trovare nel calcio giocato, per quanto possibile, un piccolo riscatto, dove ora più che mai, Bergamo deve assomigliare a quella piccola Dea, bella e forte, pronta a rialzarsi!