La fase uno (e mezzo)

di Lorenzo Gioli

Come tutti ho ascoltato la conferenza stampa di Giuseppe Conte, mandata in onda a reti unificate alle 22 di ieri sera. E nel mio piccolo sento il dovere civico e morale di replicare alle affermazioni del Presidente del Consiglio in merito alla cosiddetta fase due o più correttamente, come ha titolato il Giornale di oggi, alla "fase uno e mezzo". Dal 4 maggio i parchi e alcune attività produttive verrano riaperti. Potremo, inoltre, andare a trovare i nostri parenti con un'autocertificazione e fare jogging un po' più in là dei 200 metri da casa previsti dal vecchio decreto. Queste sono le piccole libertà che il nostro governo, anzi, che il governo si degna di concedere a noi poveri cristi. "Se non hanno più pane, che mangino brioche", diceva Maria Antonietta D'Asburgo riferendosi al popolo affamato. Reclusi nelle nostre abitazioni come malviventi agli arresti domiciliari, fra una settimana potremo correre al parco. Ecco la mitica "fase due" di cui l'orchestra mediatica diretta da Rocco Casalino si è riempita la bocca per giorni.

Nonostante la curva dei contagi sia notevolmente scesa, i nostri eroi si ostinano a privare i cittadini delle loro libertà fondamentali nel nome di un non meglio precisato bene superiore. Il tutto a colpi di Dpcm e senza coinvolgere il Parlamento. Per far fronte alla minaccia nazi-fascista, il primo ministro inglese Winston Churchill convocò un gabinetto di guerra a cui presero parte in primo luogo i suoi oppositori. Lungi da me voler paragonare la situazione di allora a quella di oggi, credo che in periodo di emergenza un'interlocuzione con il Parlamento sia fondamentale. Spiace, allo stesso tempo, che al di là di qualche starnazzamento sui social, le opposizioni abbiano tenuto nei fatti una linea speculare a quella del premier Conte. Una linea all'insegna della chiusura che arrecherà gravi danni all'economia nazionale, portando così il nostro Paese a un punto di non ritorno.

Il Presidente del Consiglio dice che, salvo ricadute, bar e ristoranti riapriranno dal primo giugno. Ebbene, Presidente Conte, per allora gran parte delle attività che Lei e il suo governo avete scelto di chiudere non riaprirà più. L'economia non è una stanza dotata di interruttore. Una volta spento, sarà molto difficile che il nostro Paese riparta come se nulla fosse. Specialmente tenendo conto della condizione economica da cui siamo partiti, ma soprattutto della concorrenza straniera: checché ne dica il premier Conte, a livello europeo siamo l'unico Paese a non poter dare lezioni. Non esiste alcun modello italiano.

Servono agevolazioni fiscali, progetti per pianificare il turismo della prossima estate, non messaggi confusionari che si limitano ad allentare di pochissimo le misure restrittive senza per di più offrire soluzioni concrete. Non possiamo pensare di vivere in queste condizioni fino alla creazione di un vaccino, non possiamo rinunciare alle nostre libertà civili ancora a lungo. E non perché siamo egoisti, non perché ci disinteressiamo del bene nazionale. Semplicemente perché non ce lo possiamo permettere. E badate non è solo una questione economica: in gioco c'è anche la nostra democrazia.

Mi viene da sorridere ripensando a coloro che hanno più volte bollato Salvini di fascismo, scandalizzandosi per la frase (sicuramente fuori luogo) sui pieni poteri: viviamo in un Paese dove non possiamo fare più nulla - nulla! - e voi, care suorine di sinistra, non alzate un dito?

Voglio poter parlare a tu per tu con i miei parenti e i miei amici senza essere monitorato da un'app, voglio poter vedere di nuovo il mare senza droni che mi girino sulla testa, voglio vivere anche correndo il rischio di prendere il virus. Perché il rischio fa parte della vita. Forse saranno desideri egoistici, eppure se continuo a provarli vuol dire che sono ancora un essere umano.