La batosta in Umbria, il trionfo di Salvini e un governo che non c'è

di Donatello D'Andrea, fondatore e curatore del blog informazioneliberablog.com

Primo articolo della rubrica mensile "Politica al Vento", gestita dal fondatore e curatore del blog informazioneliberablog.com, Donatello D'Andrea.

Le elezioni regionali in Umbria sono terminate e, come di consueto, è arrivato il momento di tirare le somme. Innegabile è, a prima vista, la straripante vittoria di Donatella Tesei, la candidata di un nuovo centrodestra a trazione leghista capace di rispondere efficacemente al governo giallo-rosso dopo l'agosto di fuoco che ha visto la caduta del Governo Conte I e la nascita del Conte-bis.

Con il 37% dei voti Matteo Salvini è riuscito a sfondare in una regione rossa, in attesa del voto in Emilia Romagna. Una risposta a tutti coloro che dopo la caduta del governo lo davano per spacciato. Seppur il voto umbro non debba essere troppo enfatizzato da un lato e dall'altro, bisognerebbe, al contempo, avere l'onestà di ammettere che non c'è stata partita: il governo ha incassato una sonora sconfitta che influirà psicologicamente sullo stato d'animo dei contraenti.

Un governo che, comunque sia, non è ancora stato digerito. Soprattutto in Umbria dove si è tornati al voto non per la scadenza del mandato, bensì a causa di uno scandalo nella sanità denunciato proprio dai grillini nei confronti del governatore di centro-sinistra. Come avrà influito sugli umori elettorali regionali l'annuncio del patto civico M5S-PD?

C'è anche un altro vincitore: Fratelli d'Italia, il quale è riuscito a superare la soglia del 10%, rompendo un altro tabù. Assieme alla Lega, la formazione di Giorgia Meloni è stata l'unica che è riuscita a registrare un ampio margine di miglioramento tra le Politiche del 2018 e le Regionali del 27 ottobre. Male Forza Italia che cede, definitivamente, la leadership del centrodestra al capo del Carroccio.

Malissimo il Movimento Cinque Stelle che nel giro di un anno ha perso 3/4 del suo elettorato. In Umbria, ad esempio, il 4 marzo i grillini riuscirono a toccare la soglia del 27%, alle Europee il 14%. Ora il 7%, superato anche da FdI. Una perdita costante, grave e inesorabile che sottolinea come la formazione di Di Maio abbia perso il suo "appeal" di forza nuova e anti-sistema. Tiene il PD che con il 22% si conferma, anche a livello locale, la seconda forza del Paese.

Che impatto avrà il voto in Umbria sul governo? M5S e PD sono chiamati a riflettere

E' la domanda che si stanno ponendo un pò tutti. Stando ai numeri, il voto regionale non potrà avere un impatto significativo: 703mila elettori, il 2% della popolazione totale italiana, una differenza tra primo e secondo classificato di 255mila voti. Troppo poco per dire che queste elezioni sono in grado di spostare gli equilibri governativi.

Dal punto di vista psicologico, però, la situazione cambia. Il governo si è presentato compatto in Umbria per sostenere il suo candidato. Anche Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio, si è esposto più del dovuto presenziando dapprima alla festa del Movimento Cinque Stelle a Napoli e poi a Narni, assieme a Zingaretti, Bianconi, Speranza e Di Maio. La sconfitta, con venti punti di margine, rappresenta una sonora botta psicologica per i contraenti del patto civico.

Sotto questo punto di vista, i grillini hanno ribadito che il patto per l'Umbria è stato un esperimento andato male e che non si ripeterà. Lo ha detto Di Maio, dopo aver constatato il fallimento del suo partito, ridotto all'osso e sotto la soglia del 10%. Scaricare le responsabilità della sconfitta su un'alleanza andata male, però, sarebbe riduttivo. I grillini hanno perso il fascino e la ragione sociale che li aveva contraddistinti: un partito anti-sistema, entrato nel sistema con il contratto con la Lega e diventato sistema con l'alleanza con il Partito Democratico. Ancor di più, e questa è un'opinione personale, i pentastellati si son messi ad elemosinare voti agli evasori attraverso le vergognose dichiarazioni di Luigi Di Maio a ridosso del bisticcio con Conte relativo al carcere per gli evasori.

Gli elettori, non solo umbri, non hanno apprezzato questa evoluzione. Un'evoluzione, però, necessaria perché, francamente, quale forza "singola" riuscirebbe a contrastare lo strapotere della Lega? Un partito che da solo muove il 32% dei consensi nazionali non può, al momento, essere contrastato da un PD in crisi a causa dei dissidi interni, della scissione renziana e dei malumori provocati dalla sconfitta. Il Movimento Cinque Stelle, il quale si aggira attorno al 15% (se va bene), non è più in grado di condurre battaglie in solitaria. Un'alleanza era necessaria, magari però considerarla "strategica" è stata una scelta sbagliata che ha dato ancora di più l'impressione di "essere con le spalle al muro".

E' stata un'alleanza dovuta, condotta in una regione in cui l'esito elettorale pareva scontato. L'importante era evitare delle batoste. Il centrosinistra non ci è riuscito e a pagare è stato anche il Movimento Cinque Stelle, che soffre anche la fine della leadership di Luigi Di Maio. Forse non è mai stato un vero leader, visti i precedenti: ha perso tutte le elezioni regionali, non è stato in grado di oscurare, al governo, il suo avversario leghista, al contrario ha perso 3/4 del suo elettorato. In tempi non sospetti feci notare tutte queste evidenze.

Il governo ne esce ridimensionato psicologicamente, però l'esperimento dell'alleanza non deve essere messo sul tavolo degli imputati. Il contesto non era dei migliori, a causa dei precedenti del centrosinistra all'interno della regione. Inoltre, la tendenza da qualche anno a questa parte ha visto la Lega prendersi circa il 62% della popolazione totale, grazie alle vittorie nei piccoli comuni e in provincia. Sperare di vincere le regionali partendo da questo presupposto è quanto mai utopico. L'importante era perdere "dignitosamente": venti punti di distacco non lo sono.

Ovviamente, ignorare il risultato elettorale per i motivi sopra citati è quanto di più sbagliato possa esistere. Urge una riflessione, molto seria, attorno ai temi e ai modi di affrontare questa sconfitta. Dopo l'Umbria ci saranno l'Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, la Liguria e il Veneto, delle regioni di importanza strategica fondamentale. Non si può continuare a trovare giustificazioni. In particolar modo anche la leadership di Luigi Di Maio va ridiscussa: è ancora lui la figura chiave del Movimento Cinque Stelle? Può il partito contare ancora sul suo ruolo di guida?

Inoltre, anche il PD deve superare le sue divisioni interne, riavvicinarsi agli elettori, soprattutto nelle regioni strategiche, e ricominciare a dialogare con le parti sociali. Il Partito Democratico, erede di quello che una volta difendeva gli operai, deve tornare in piazza, seppellire l'abito da borghese e indossare quello da operaio. Il governo, invece, dal canto suo deve continuare a lavorare, bisticciando di meno e pubblicizzando al meglio i suoi provvedimenti bandiera. L'impressione è che la paura domini all'interno delle aule di Palazzo Chigi. Non sia mai che questa sconfitta radicalizzi il terrore all'interno dell'esecutivo giallo-rosso. Un esecutivo che c'è ma non si vede.

Il trionfo della Lega: un nuovo modello di centro-destra

Se i grillini piangono, i leghisti ridono. Nel giro di un anno la parabola discendente del Movimento Cinque Stelle è stata controbilanciata da quella ascendente della Lega. Dal 17% delle Politiche del 2018 al 34% delle Europee, passando per le vittorie in Sardegna, Abruzzo, Basilicata e ora in Umbria. I rapporti di forza tra destra e sinistra, nel giro di 365 giorni si son ribaltati, così come si sono ribaltati i rapporti di forza all'interno delle singole regioni tra il 2014 ed il 2019: da 16 regioni a 3 per il centrosinistra a 12 a 7 per il centrodestra.

Non si può non negare che il lavoro di Matteo Salvini, il quale ha portato la Lega a dei risultati da record, è stato fenomenale. Un abilissimo gioco, caratterizzato da una retorica semplice intrisa da una penetrante propaganda, è riuscito a stregare più di dieci milioni di persone. "Il centrodestra unito vince sempre": questo è il messaggio che queste vittorie vogliono far passare. Peccato che 4/5 dei consensi appartengano ad un unico partito. Non è il centrodestra che piace, è la Lega.

La retorica sovranista, portata avanti abilmente da Matteo Salvini e i suoi social media manager, i quali conoscono a menadito i tweet degli italiani e i temi a loro cari, ha conquistato l'elettore medio, il quale si rispecchia in quanto "ululato" da Salvini, non importa se giusto, sbagliato o utopico. Questo nuovo tipo di fare politica, figlio della disinformazione e della crisi del dibattito politico nostrano, piace ed è riuscito a coinvolgere un numero elevato di elettori, delusi dalle precedenti amministrazioni.

Matteo Salvini, così facendo, è diventato il nuovo leader di un centrodestra sempre più radicalizzato, a trazione leghista, molto meno centro e molto più a destra. Il partito, la sua fazione, è l'immagine speculare del suo leader: deciso, pronto a tutto, arrogante e dominante. Di conseguenza tutto ciò che gli sta attorno serve solo a raggiungere più in fretta il suo obiettivo.

Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, a questo proposito, rappresentano soltanto delle componenti esterne da utilizzare secondo necessità. La vera natura della Lega è quella di concorrere da sola, gli altri partiti rappresentano soltanto degli strumenti attraverso i quali giungere all'obiettivo. A questo proposito è evidente come Matteo Salvini abbia deciso di riaprire le porte a Forza Italia, nella speranza di fagocitare il suo elettorato prima che lo faccia l'altro Matteo, quello di Italia Viva.

L'impresa storica della Lega si colloca all'interno di uno scenario politico dove l'unico partito compatto sembra essere proprio quello di Salvini. Da un lato lo stesso Renzi attacca gli ex del PD per l'alleanza con i grillini, i quali in balia degli umori del momento vogliono rompere il patto civico per non perdere quel poco di innocenza rimasta. Questa perenne indecisione non farà altro che rafforzare il centrodestra attorno alla figura del deciso Matteo Salvini, a discapito delle altre forze italiane, le quali latitano all'interno di un panorama politico sempre più stretto.

Finché non verrà costruita un'alternativa credibile alla retorica leghista, gli italiani avranno sicuramente modo di assistere in futuro ad altre imprese storiche del Carroccio.