Il virus liberale

di Lorenzo Gioli

Come avviene con ogni emergenza, sia essa sanitaria o di altro tipo, il Coronavirus ha messo il Paese di fronte ai propri problemi che spesso vengono da lontano. I numerosi tagli alla sanità degli ultimi anni ci hanno impedito di fronteggiare adeguatamente la prima fase dell'emergenza Covid-19, in cui molti anziani sono stati lasciati morire nelle Rsa e nelle proprie abitazioni. E sarebbe scorretto parlare soltanto di quelle lombarde dal momento che anche nel Lazio, regione governata dal Pd, sono stati commessi errori analoghi. Per questo la recente affermazione di Pierluigi Bersani ("Se a governare fosse stato il centrodestra, non sarebbero bastati i cimiteri") non può che suscitare l'indignazione di tutti, al di là delle convinzioni politiche.

Alcuni pensano che la risposta più efficace ai problemi venuti a galla in questi mesi sia una maggiore presenza dello Stato nella vita dei cittadini. Eppure, molti italiani si muovono in direzione opposta. Anche a sinistra: il sindaco di Milano Beppe Sala, in un'intervista al Corriere del 3 giugno, ha invocato una nuova forma di socialismo basata su investimenti nell'economia verde e nel digitale. Una visione di società che si allontana nettamente dalla concezione statalista che muove l'azione del governo e dei partiti che ne fanno parte. Resta da vedere se Sala sarà in grado di mantenere la parola e di abbandonare la retorica che ne ha caratterizzato il comportamento durante il lockdown: la minaccia di richiudere tutto se i milanesi avessero continuato a circolare per i Navigli ha dello sconcertante. Dall'altra parte Matteo Salvini, da sempre attento agli umori della gente, ha abbandonato almeno per ora i panni di leader populista abbracciando uno stile più ponderato e istituzionale (tutti hanno ironizzato sugli occhiali da dirigente di Confindustria sfoggiati nelle sue ultime comparsate televisive).

Insomma, qualcosa è cambiato in Italia e in Europa. Il Coronavirus ha forse avuto un solo effetto benefico: quello di fornirci un quadro nitido dei problemi che continuano a perseguitarci da anni e che ora rischiano di aggravarsi: pressione fiscale e burocrazia. A quest'ultima potremmo dedicare un'enciclopedia. Pensiamo a bar e ristoranti: misurazione della temperatura all'entrata, mascherine per cuochi e camerieri, pannelli in plexiglass, sanificazione costante degli ambienti (per i negozi di abbigliamento è ancora peggio). Regole di dubbia utilità che molti - troppi - non sono in grado di permettersi. Cosa vuol dire dimezzare i tavoli per una trattoria di cinquanta metri quadrati? Che effetto possono avere le misure restrittive previste dal ministro Azzolina sulla resa della didattica in presenza?

Cavilli, scartoffie, app e autocertificazioni denotano scarsa fiducia nei confronti degli italiani. E sembra che ora parte della Politica stia cominciando a rendersene conto virando verso nuovi orizzonti. Gli unici a non aver cambiato rotta sono proprio Conte e i suoi seguaci, animati da un forte pregiudizio anti-industriale e anti-imprese. Se è vero, come sostiene il dottor Zangrillo del San Raffaele, che "il Covid-19 è clinicamente morto", beh, forse nell'aria circola un virus ancor più pericoloso: quello statalista. Per combatterlo esiste una sola cura: il virus liberale.