Il ruolo della Politica

di Lorenzo Gioli

Da settimane i virologi rappresentano il nostro punto di riferimento, indicandoci i giusti comportamenti per arginare il più possibile la diffusione del Covid-19. Non possiamo però pensare di affidarci a loro per sempre nella vana speranza che gli scienziati sappiano svolgere funzioni di carattere eminentemente politico. Mai come in questo momento le tesi oscurantiste dei No Vax e l'uno vale uno di Beppe Grillo si sono dimostrati inattendibili. Speravamo solo che non servisse un virus proveniente dalla Cina per aprire gli occhi a coloro che fino a ieri hanno disprezzato ogni forma di competenza. Ciononostante, la nostra classe politica non deve rinunciare all'adempimento dei propri doveri. Il virologo può segnalare la possibile evoluzione del contagio, analizzare gli effetti del virus sull'organismo, valutare le modalità di trasmissione. Il politico, invece, deve decidere la data in cui finirà il lockdown e soprattutto offrire ricette utili al contrasto della crisi economica che incombe sul nostro Paese. Istituire un comitato tecnico-scientifico al solo scopo di scaricare le proprie responsabilità decisionali sa tanto di dittatura sanitaria. Se da Tangentopoli ad oggi abbiamo assistito ad una continua irruzione della Magistratura nella sfera mediatica, oggi rischiamo che siano alcuni virologi particolarmente esibizionisti a prendere il sopravvento trasformandosi nei Di Pietro e nei Davigo di domani. Da semplici studiosi a veri e propri show-man, alcuni virologi trascorrono ore in televisione. Per non parlare dei tweet e delle interviste ai giornali.

La coerenza non è mai stata particolarmente di moda in Politica. Anche se gli scienziati non è che abbiano scherzato. Forse ha ragione Marcello Veneziani: prima pronti a minimizzare e poi a drammatizzare, passando con estrema facilità da un'opinione all'altra nel giro di pochi giorni, i virologi a cui abbiamo affidato i "pieni poteri" diverranno i nostri aguzzini. Nel nome della sicurezza sanitaria ci impediranno di andare a spasso, di portare fuori il cane, di vedere amici e parenti trascinandoci nel peggior regime che l'Umanità abbia mai conosciuto. Non vi saranno più elezioni o partiti, Destra e Sinistra diverranno categorie superflue travolte dalla fiumana del progresso e a governare resterà solo un manipolo di tecnocrati. Quando la popolazione non avrà più di che nutrirsi, alcuni si ribelleranno. Un po' come i replicanti di Blade Runner, disposti ad usare la violenza pur di continuare a vivere.

Il lettore si starà chiedendo se io stia scherzando. Certo, la mia è ovviamente un'iperbole, uno scenario che (spero) non si avvererà mai. Detto questo noi tutti dovremmo porci questo quesito: siamo proprio sicuri che le nostre libertà individuali siano meno importanti del (sacrosanto) diritto alla salute? Maggioranza e opposizione ascoltino i virologi, ma non si lascino mettere i piedi in testa. Quando usciremo di casa e torneremo alla vita di prima - perché è questo che prima o poi succederà - dovremo far fronte a una crisi senza precedenti. E in quel momento avremo bisogno di politici. Non certo di un "comitato tecnico-scientifico".