Il ritorno alla normalità

di Lorenzo Gioli

In questi due lunghi mesi, l'Italia ha dato prova di caparbietà e pazienza nell'affrontare la Fase 1. Ora, con l'inizio della Fase 2, noi cittadini siamo chiamati a svolgere un compito ancor più difficile dello stare a casa: tornare alla normalità. Sì, nor-ma-li-tà. Un termine a cui sono allergici non solo i virologi che hanno cavalcato l'emergenza sanitaria improvvisandosi star televisive, ma anche coloro che dovrebbero governare la crisi dando segnali concreti. Su tutti mi riferisco a tre amministratori che, pur essendo molto diversi l'uno dall'altro, fanno in egual modo terrorismo psicologico: Vincenzo De Luca, Beppe Sala e Christian Solinas. Il primo, governatore campano, del Pd, ha invocato - sia pur con ironia - lanciafiamme e fucilazioni per chiunque trasgredisse le regole del lockdown. Il secondo, sindaco di Milano, sempre del Pd, ha lanciato un ultimatum ai suoi concittadini, minacciandoli di richiudere tutto se la gente avesse continuato a passeggiare indisturbata per i Navigli. Il terzo, governatore della Sardegna, stavolta leghista, ha chiesto il certificato di negatività al virus per chi volesse andare in vacanza nella sua regione quest'estate. Rivolgo un invito ai "magnifici tre", convinti di vivere in un film western e non in una democrazia liberale: il vero dovere civico a cui tutti oggi devono adempiere non è stare a casa, ma uscire il più possibile, rispettando le regole del distanziamento e del buonsenso. Colpisce come i nostri governanti da una parte abbiano aperto quasi tutto per rilanciare l'economia e dall'altra fomentino la paura sperando che la gente esca solo per fare la spesa e buttare via la spazzatura. Con tanti saluti a baristi e ristoratori.

Le attività produttive stanno vivendo un periodo di forte crisi. E il miglior modo per riaccendere il Terziario, il settore più colpito dal lockdown, è uno solo. Dedicarsi all'attività tanto bistrattata dai nostri sceriffi di destra e di sinistra: la movida. Parlo a titolo personale: non credo di aver mai preso un aperitivo in vita mia, eppure mi sa che inizierò a farlo. Andrò al bar, al ristorante, al cinema come e più di prima. I contagi non sono mai stati così pochi, la situazione è nettamente migliorata, le terapie intensive sono vuote.

Nel laboratorio di Microbiologia dell'Ast Spedali Civili a Brescia è stata isolata una variante di Covid-19 molto meno aggressiva della prima. Spiega il professor Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia e direttore del laboratorio, al Quotidiano Nazionale del 26 maggio: "Queste varianti virali più attenuate dovrebbero diventare il futuro della probabile evoluzione di Covid-19". E ancora: "È tanto vero che sta perdendo forza (...) che ogni giorno vediamo tamponi naso-faringei positivi non più in modo forte, bensì debole". Il professor Caruso sostiene, inoltre, che l'ultimo paziente accolto nella struttura con una forte carica virale era asintomatico. Meno incoraggianti delle prospettive sanitarie sono quelle economiche: il 37% di bar e ristoranti non ha riaperto a fine lockdown. Il Coronavirus non è morto, ma molto probabilmente lo sarà a breve. Evitiamo di fargli compagnia.