Il taglio dei parlamentari, spiegato bene

di Ottavia Colombo, redattrice del settore Politica

Ossia come fare bella figura la prossima volta che i tuoi ti chiedono se stai rimanendo aggiornato sulla politica

Chi di noi segue l'attualità sicuramente ne avrà già sentito parlare poiché la riforma del taglio del numero di parlamentari è uno degli argomenti più discussi degli ultimi anni, anche se in realtà il primo disegno di legge ーvale a dire una legge che è stata proposta dal Governo o da membri del Senato, spesso abbreviato in "ddl" ー risale al 1983. Di recente la vicenda è tornata in primo piano perché il referendum, fissato al 29 marzo, è stato rinviato a causa della diffusione del Coronavirus a data da destinarsi. Nel frattempo vediamo insieme cosa comporterebbe questa riforma alla nostra Costituzione.

In cosa consiste?

Questo provvedimento dovrebbe ridurre il numero di parlamentari da 945 a 600 (il numero dei deputati, da 630, diverrebbe 400 mentre il numero di senatori, attualmente 315 ー compresi i 5 senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica ー, diverrebbe 200). Ciò cambierebbe anche il numero di seggi eletti nella Circoscrizione Estero, vale a dire la parte di cittadini italiani che si trova all'estero, facendo passare i deputati da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4.

In breve, dopo la riforma un parlamentare dovrebbe rappresentare una parte più grande di cittadini visto che il loro numero complessivo è diminuito.

Perché ha destato così tanto clamore: i pro e contro

Quelli pro alla nuova legge costituzionale ー tra i tanti abbiamo il Movimento 5 Stelle, particolarmente legato alla riforma visto che era uno degli elementi forti della campagna elettorale del 2018 ー hanno giustificato la loro posizione guardando al potenziale risparmio per le casse dello Stato. Ciò ha portato l'attenzione dell'opinione pubblica sugli "stipendi" guadagnati dai parlamentari, somma di due componenti: l'indennità parlamentare e una serie di rimborsi delle spese fatte durante il mandato.

L'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani ha calcolato che l'indennità netta (quindi dopo aver detratto le imposte) per ciascun parlamentare è di 5 mila euro a cui sommare i diversi rimborsi, pari a 8900-9000 euro al mese. Il risparmio annuo si riduce quindi a 37 milioni per la Camera e a 20 milioni per il Senato e sarebbe quindi pari a 57 milioni all'anno in totale. Si tratta di una cifra molto più bassa degli 82 milioni, dato che era stato più volte enfatizzato dai sostenitori della riforma ma corrispondente al risparmio lordo annuo (senza detrazione delle imposte).

Quelli contrari alla riforma la accusano di essere un danno per la democrazia visto che gli elettori perderebbero potere di rappresentanza. Difatti, prima della riforma il numero di parlamentari per 100.000 abitanti era 1 mentre adesso il numero scende a 0.7, il più basso in Europa. Il rischio è quello di ridurre la rappresentanza in modo drastico in un Paese che è costituito da tante minoranze etniche, linguistiche e religiose.

E adesso?

Dopo che il disegno di legge è stato approvato alla Camera dei Deputati l'8 ottobre 2019 (e quindi è diventato legge) 71 senatori appartenenti a quasi tutti i gruppi parlamentari hanno fatto richiesta di referendum costituzionale. Si tratta del quarto nella storia della Repubblica italiana. Non avrà quorum ー vale a dire un numero di partecipanti necessario per far sì che la votazione sia valida ー e sarà quindi sufficiente che i consensi superino i voti sfavorevoli per far approvare la legge.

Per quelli di noi che sono o diventeranno maggiorenni prima del referendum, ecco il quesito che vi sarà posto:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie generale - n° 240 del 12 ottobre 2019?».

Ora tocca a voi.