Autonomia differenziata: si fa o non si fa?

di Matteo Mello Grand

L'autonomia differenziata è una delle proposte più importanti della lega e anche del centrodestra. Nasce da una lunga storia di tentativi di Bossi e della vecchia lega di arrivare all'indipendenza del Nord, o almeno a un federalismo. Potremmo quindi definirla la traccia rimasta di quella parola "nord" scomparsa dal nome del carroccio. Progettata per anni e finita sotto il governo giallo-verde, l'autonomia differenziata è finalizzata a dare più potere decisionale alle regioni e ai comuni per velocizzare i tempi di creazioni di leggi regionali ma anche per rendere più efficiente l'amministrazione dei territori, è ovvio che un amministratore piemontese gestisce meglio le città piemontesi rispetto a un funzionario di ministero a Roma che magari in Piemonte non c'è mai stato. Purtroppo però l'autonomia non è gradita da tutti, o meglio è gradita solo dal centrodestra. La sinistra infatti la definisce "una legge che aumenta il divario tra Nord e sud Italia, che favorisce il Nord". 

Per dimostrare che l'autonomia sia utile partiamo con una dimostrazione per assurdo, supponiamo per assurdo che il centralismo in Italia funzioni. Questo non è assolutamente vero e l'abbiamo anche visto: il sud Italia i danni più grandi li ha subiti prima della nascita della repubblica, prima e durante il fascismo. Il vero distacco tra nord e sud si è verificato quando il centralismo era ai suoi massimi storici. Ma torniamo in epoca recente: nel 2014 Renzi col suo governo iniziò un percorso per abolire le province, che definì sprechi. Renzi disse che si avrebbe risparmiato grazie al suo taglio. Il risultato? Secondo la corte dei conti italiana per via del taglio delle province l'Italia ha perso in bilancio complessivamente 2 Miliardi di Euro. Il taglio che doveva fare risparmiare alla fine ha fatto solo perdere, perché ha tolto potere a organi locali e lo ha dato a tecnici di Roma che non sapevano cosa fare.

Dunque, da questi due esempi, abbiamo potuto constatare che il centralismo non ha fatto bene a nessuna parte d'Italia, soprattutto al sud. Ora, dato che questo centralismo non funziona, perché non provare per un anno a estendere il potere decisionale delle regioni togliendone un po' a Roma? Se ci sono due ricette mediche e una non funziona proprio, forse è meglio usare l'altra.

Torniamo però, dopo la dimostrazione che il centralismo non funziona, alla Autonomia in sé per sé. Di fianco alla parola autonomia troviamo anche la parola "differenziata", ovvero diversa per ogni regione. Questo vuol dire che ogni regione sceglie gli ambiti in cui ha bisogno di più potere, quindi la Lombardia nella sua proposta chiederebbe magari potere in 10 campi, la Sicilia in 5, la Toscana in 3... Ogni regione diventa quindi indipendente negli unici ambiti che necessitano, nessuno verrebbe penalizzato.

Attuare un'autonomia significherebbe anche tenere i soldi prodotti nelle regioni nelle regioni, e non mandarli quasi tutti a Roma come succede ora.

Peccato però che al governo ora non ci sia più il nord, ma l'ignoranza di tutta Italia. Purtroppo l'autonomia è già stata bloccata dal neo ministro degli affari regionali Francesco Boccia, il quale ha ingenuamente affermato che l'autonomia è propaganda ed è stata fatta male, niente di più falso. L'autonomia infatti è stata fatta da professori di diritto costituzionale e di altre facoltà come Mario Bertolissi, Andrea Ambrosi, Giancarlo Pola, Dario Stevanato, Andrea Giovanardi, Ludovico Mazzarolli e Luca Antonini. Dunque finora l'autonomia resta ferma, come anche il cantiere della gronda tutte quelle opere bloccate da Toninelli e che probabilmente, per mantenere il governo, la de Micheli bloccherà ancora (spero di no). Spero veramente che il governo ci ripensi, perché non fare l'autonomia sarebbe un GRAVISSIMO errore, e mantenere un determinato centralismo ci porterà solo più burocrazia e ci toglierà solo soldi, soldi che si aggiungeranno ai già 200 miliardi annui per gli sprechi della pubblica amministrazione. Cifra ben superiore a quella dell'evasione tanto cara al governo.