Finita prima di cominciare

17.06.2019

di Marco Veroni

Il 3 giugno si è giocata allo stadio Wanda Metropolitano di Madrid (nuovissimo impianto dell'Atletico) la finale numero 64 nella storia della Champions League, a contendersela due squadre inglesi (seconda volta nella storia) il Liverpool (alla sua sesta apparizione in finale) e il Tottenham (prima volta di sempre). Tutte e due le squadre arrivate in finale grazie a una rimonta, una più clamorosa dell'altra: il Liverpool aveva battuto per 4-0 ad Anfield il Barcellona dopo lo 0-3 dell'andata al Camp Nou, il Tottenham invece aveva sconfitto per 2-3 l'Ajax all'Amsterdam Arena, grazie alla tripletta di uno strepitoso Lucas Moura, rivendicando la sconfitta per 1-0 dell'andata e passando grazie alla regola dei gol in trasferta.

Venendo entrambi da partite spettacolari a livelli elevatissimi, le aspettative sulle due squadre erano al massimo. I due allenatori, poi, potevano inoltre contare sugli eserciti al completo: nessun infortunio tra i 22 titolari: persino Harry Kane, punta di diamante degli Hotspurs, era riuscito a recuperare dal brutto infortunio subìto proprio nella gara d'andata contro l'Ajax.

Con queste premesse si arriva alla sera del 3 giugno allo stadio: tutti e 67.000 spettatori sono pronti ad assistere a quella che si preannuncia come la partita dell'anno; partita che, almeno nei primissimi minuti, sembra non deludere le aspettative, dopo solo 180 secondi infatti il Liverpool è in vantaggio grazie al rigore, di Salah, provocato dal fallo di mano di Sissoko sul tiro-cross di Mané. Un rigore molto contestato, infatti la palla rimbalza prima sul petto ma poi sul braccio largo del centrocampista del Tottenham, che si giustificherà dicendo che stava indicando al compagno Vertonghen la direzione.

Salah porta quindi in vantaggio i Reds in quella che si prospetta essere una partita spumeggiante. Così non è però, perché per tutto il primo tempo il Tottenham, a cui il rigore di Salah sembra proprio aver tagliato le gambe, non riesce a riorganizzare le idee, nonostante rimanga in possesso di palla per quasi tutti i restanti 45 minuti, dal canto suo il Liverpool prova a ripartire impostando dalla difesa, lanciando in avanti i pallone per gli attaccanti, soprattutto Sadio Mané. Azioni che però non portano a nulla, difatti l'unica vera occasione è poi il tiro di Robertson da 25 metri che Lloris con una grande parata devia in angolo.

Nel secondo tempo gli Spurs ci provano con qualche iniziativa in più, soprattutto da parte di Son: il coreano è il migliore in campo. L'occasione più ghiotta è però sicuramente la punizione che dal limite dell'area Eriksen batte magistralmente e che trova però davanti un mostruoso Alisson che mette la palla in calcio d'angolo. All'ottantottesimo minuto arriva poi il raddoppio del Liverpool: la palla, che il Tottenham non riesce a spazzare via, finisce a Matip che la allarga per Origi che con un grande sinistro incrociato firma il 2-0. Proprio Origi che con la sua doppietta aveva regalato ai Reds la finale segna così il suo terzo gol con il terzo tiro in questa Champions League. A questo punto non c'è più niente da fare per il Tottenham, e il Liverpool può quindi festeggiare la vittoria della sua sesta Champions League (terzo nella classifica all-time, stacca Barcellona e Bayern Monaco a 5). È festa grande per il Liverpool che torna a vincere la Champions League dopo 14 anni: il capitano Henderson in lacrime alza la coppa e la dedica al padre che ha un tumore. Per quasi tutti i giocatori del Liverpool la gioia è doppia dopo la sconfitta dello scorso anno a Kiev contro il Real Madrid.

Sulla sponda Tottenham c'è invece molta amarezza: i giocatori (come ammenterà lo stesso Lloris in conferenza stampa) sono consapevoli che occasioni come queste non capitano tutti gli anni al Tottenham, inoltre c'è come la sensazione di una gara persa ancora prima di iniziarla, il gol subito dopo solo 180 secondi è stata una doccia fredda dal quale gli Spurs non sono riusciti a riprendersi e sicuramente ha pesato molto la condizione fisica di Harry Kane, che non era al meglio e che ha provato a stringere i denti per la squadra, ma che non si è praticamente mai visto.

A Madrid quindi trionfano i Reds e così si conclude la parabola del Tottenham, ricordandoci sempre che il calcio non è solo la magia della rimonta improvvisa, ma è anche l'arte di mettere il pallone in porta, arte in cui il Liverpool si è dimostrato (con i suoi grossi errori) nettamente superiore.