Il MES nel dettaglio

                                                                                     di Ottavia Colombo

Il MES, ossia il Meccanismo Europeo di Stabilità, è tornato alla ribalta in questi ultimi giorni in cui si è iniziato a pensare al periodo post-Coronavirus e a tutte le conseguenze economiche e sociali che seguiranno alla pandemia a livello europeo. Sono molte le polemiche riguardanti il suo utilizzo in Italia ma pochi quelli che sembrano aver capito davvero di cosa si sta parlando.

Che cos'è?

Il MES è un'organizzazione composta dai Paesi che condividono l'euro come moneta comune (in totale 19 sui 27 membri dell'Unione Europea) creata nel 2012 con lo scopo di fornire aiuti finanziari agli Stati che riscontrano gravi problemi economici.

La sede fisica si trova in Lussemburgo e il tutto viene gestito dal Consiglio dei Governatori formato dai ministri dell'Economia di tutta l'eurozona, da un Consiglio d'amministrazione nominato da quest'ultimo e da un direttore generale, attualmente Klaus Regling. L'Italia è quindi rappresentata dal ministro dell'Economia e della Finanza Roberto Gualtieri e dal Direttore Generale del Tesoro Alessandro Rivera in quanto membro del Consiglio d'amministrazione.

Il MES è discendente diretto dei due fondi temporanei che erano stati istituiti a seguito della crisi iniziata a partire dal 2008 che aveva riguardato ben 5 Paesi membri: la Grecia, l'Irlanda, Cipro, il Portogallo e la Spagna. Per intenderci all'epoca si parlava di ESFM (European Financial Stability Mechanism) e di FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) che, messi insieme al MES, danno una potenza di fuoco di 700 miliardi di euro all'organizzazione.

Come funziona e cosa può fornire?

Questi 700 miliardi di euro sono composti solo in parte dalle quote versate dai Paesi membri, che sommate sono di 80 miliardi. Ad esempio l'Italia vi contribuisce con 14 miliardi con una percentuale di contributo del 18%, mentre la Spagna versa 9 miliardi (12%). La quota non è casuale: viene determinata tenendo conto della popolazione complessiva e del PIL (Prodotto Interno Lordo, è indice di ricchezza) dello Stato in rapporto a quelli complessivi di tutti gli altri membri del MES.

I rimanenti 620 miliardi invece possono essere ottenuti sui mercati finanziari. Il concetto può sembrare oscuro, ma non lo è: il MES emette dei titoli di Stato, vale a dire dei titoli che lo Stato si impegna a ripagare una volta acquistati da investitori e che quindi sono come garantiti. Può farlo perché ciascuno degli Stati membri gliene ha dato la disponibilità. Grazie a queste vendite guadagna le somme richieste e può effettuare gli aiuti agli Stati in difficoltà, dopo aver ampiamente analizzato la loro situazione finanziaria e dopo che questi hanno accettato un piano di riforme che sarà sorvegliato dalla Troika, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, e che mira a far sì che i prestiti vengano ripagati in tempi controllati per non mettere a repentaglio tutto il Fondo salva-stati.

N.B: Ci si riserva il diritto di aggiornare questo articolo dopo che la riforma del MES sarà stata finalizzata. Il Trattato avrebbe dovuto essere firmato ad aprile ma allo stato attuale delle cose non si sa quando succederà.