Dalla Liberazione alla Sea Watch

06.07.2019

Quando, come accade oggi, a sinistra mancano nuove idee, riemergono antichi vizi. Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018, l'allora segretario del Pd Renzi si recò a Sant'Anna di Stazzema (LU), località tristemente nota per il massacro di 560 civili italiani da parte delle Schutzstaffeln tedesche consumatosi il 12 agosto del 1944. Renzi andò a Sant'Anna per parlare di antifascismo e dell'attualità del pericolo fascista incombente sull'Italia, l'Europa, il mondo intero. Una scelta legittima, la sua. Ma il ricordo di quell'orribile carneficina e la denuncia della barbarie nazista sono patrimonio di tutti (guai se non fosse così!), non sono esclusiva di una sola parte politica. Ed evocare in campagna elettorale quella strage equivaleva a lanciare un messaggio che tante volte, purtroppo, abbiamo sentito echeggiare a sinistra: o la pensi come me, o sei fascista.

In questo filone (la demonizzazione dell'avversario politico) non poteva mancare l'Associazione nazionale dei partigiani italiani. Qualche giorno fa, l'Anpi ha energicamente (ma poco democraticamente) consigliato di sbattere fuori dalle porte dell'Università del Molise il professore di Storia contemporanea Marco Gervasoni, reo di aver espresso, con toni forse un po' troppo pungenti, la propria opinione, affine a quella dell'on. Meloni, in merito al destino della Sea Watch 3 dopo i noti fatti di Lampedusa: la nave si affondi (ovviamente senza le persone a bordo). Gervasoni ha corredato il suo pensiero con un ironico "bum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso".

Alla provocazione di Gervasoni, presa da un'omerica ira funesta, l'Associazione partigiani ha fatto sentire tutta la sua indignazione relativamente ai metodi poco gentili ("bum bum") da adoperarsi nel caso posto in essere, perché a parere dell'Anpi ledono i "diritti umani". Ma i diritti umani di chi? Dei mercanti di profughi che si arricchiscono stipando povera gente su carrette del mare in grado di navigare per poche miglia prima di affondare o di essere soccorse dalle navi delle Ong? Quegli stessi mercanti che contano sulla presenza nel Mediterraneo di imbarcazione come la Sea Watch (sicuramente animate dalle migliori intenzioni) per incrementare i loro traffici?

I dirigenti dell'Anpi si preoccupano che le parole di Gervasoni - discutibili, ma libera espressione del pensiero di un professore di Storia - possano avere conseguenze negative "dal punto di vista umano e didattico" sugli studenti universitari. L'Ateneo molisano si è dissociato dal professore, che ha invece incassato la solidarietà del sen. Gaetano Quagliariello (FI) e della stessa Presidente di Fratelli d'Italia. Ciò che ancora una volta colpisce è l'utilizzo di due pesi e due misure: se sei di un docente di sinistra hai tutto il diritto di riempire libri di storia, saggi e giornali con analisi feroci contro la destra, Zeffirelli o la Fallaci, mentre se sei di destra ed esprimi il tuo parere, libero, da cittadino, in merito a una vicenda che riguarda il tuo Paese, ciò risulta inspiegabilmente incompatibile con il tuo rispettabile ufficio di insegnante, e vieni accusato di aver tentato di infondere disumanità negli animi degli studenti.

E poi, cosa c'entra l'Anpi in tutto questo? Voglio dire: perché chi ritiene doveroso ricordare la lotta di Liberazione (ma sempre concentrandosi su una sola delle componenti che a quella lotta diedero vita) allo stesso modo si reputa in diritto di chiedere l'allontanamento di un professore dalla sua cattedra quando questi ha espresso la sua libera opinione riguardo a un fatto che con la storia della Liberazione non ha nulla a che fare? L'Anpi dovrebbe comportarsi da associazione culturale, non da partito politico. Si presenta come imparziale custode della memoria storica e risulta invece in prima linea nel discutere le questioni d'attualità al pari di un organo partitico. Allo stesso modo colpisce vedere che una parte politica - il Pd - sulla cui pelle ancora brucia il segno della sconfitta elettorale continui ad intervenire nel giudicare con somma impertinenza qualsivoglia comportamento non si addica al proprio, tacciandolo di fascista, razzista, disumano.

Ecco, penso che la gran parte degli elettori detesti il comportamento assunto da alcuni leader del Partito Democratico e da altri esponenti - politici e non - della sinistra quando costoro ritengono la propria opinione l'unica ad avere il legittimo diritto di essere professata e in ragione di questo giungono a divellere ogni criterio morale di rispetto dell'avversario.

Chi conosce la storia della Prima Repubblica e ricorda lo spirito di collaborazione che ci fu negli incontri segreti tra Almirante e Berlinguer negli anni 1978-1979, quando il terrorismo rosso e nero dilaniava l'Italia, sicuramente noterà come di questo modo nobile di intendere la politica oggi non rimanga più traccia. Quando un sano confronto dialettico si tramuta in mediatico attacco con il fine di screditare la persona stessa dell'avversario in quanto colpevole di professare un pensiero, il sistema politico perde la sua credibilità e tradisce la sua missione.