Intervista a Barbara Fiorio

di Paola Maggioni

In ogni istante, in ogni momento, si combatte per qualcosa in cui si crede: proprio per questo si deve iniziare a parlare cambiamento sin dall'infanzia.
Barbara Fiorio, con il libro C'era una svolta (edito da Morellini, pubblicato per la prima volta nel 2009, ripubblicato nel settembre del 2019), narra in chiave estremamente ironica e moderna storie che noi tutti conosciamo, dando peso a tematiche importanti, come ad esempio la parità dei sessi, o l'emancipazione. Se tutto quello per cui lottiamo ci fosse tramandato fin da quando siamo bambini, avremmo già raggiunto quei traguardi che ancora sembrano inarrivabili? 
Perché le favole non sono mai troppo semplici, e come dice proprio Fiorio, "nascono per svelare il mondo partendo dai più piccoli, per raccontare che ci sono il bene e il male, la giustizia e l'ingiustizia, e che, alla fine, vincono i buoni. Nascono per insegnare qualcosa che può cambiare ogni volta".
Perché forse bisogna ripartire proprio dall'inizio, con Cenerentola, la Sirenetta e molti altri.


Qui la scrittrice si racconta e ci racconta della nascita del libro.

Come è nata la firma di 'BarbaraFiorio'?

E' nata da una bambina amante delle favole, anche se ho continuato ad amarle pure da adulta. Ero una bambina che amava inventarsi storie, stare con gli animali, giocare con gli amici (anche a calcio), che non amava truccarsi e che adorava arrampicarsi sugli alberi. 
Prima di diventare scrittrice, invece, sono stata molte cose: dopo l'università ho lavorato nel mondo del teatro per una dozzina di anni, non come attrice, mi occupavo di organizzazione e soprattutto comunicazione, poi sono stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova per dieci anni e infine ho iniziato a scrivere e a insegnare scrittura.

Tornando a parlare di favole, quale le ricorda maggiormente l'infanzia e soprattutto, qual è la sua preferita?

Non ce n'è una sola. Amavo molto le fiabe che si inventava il mio papà la sera prima che mi addormentassi. Poi ricordo che amavo Cenerentola, perché era una storia di riscatto. Mentre mia mamma mi ha raccontato che, quando ero piccina, tipo a quattro anni, non sono riusciti a farmi vedere il film di Biancaneve della Disney fino alla fine: quando la strega compariva con la mela in mano io mi alzavo e correvo verso lo schermo urlando "No! Biancaneve, non mangiarla!" disturbando tutti. Ero molto, molto arrabbiata per il fatto che comunque Biancaneve, nonostante l'avessi avvertita più volte, la mangiasse lo stesso, quindi, a quel punto, uscivo dal cinema frustratissima. Dopo, crescendo, ho amato tantissimo diversi romanzi come Alice nel paese delle meraviglie e La storia infinita.

Secondo lei ogni bambina vuole diventare una principessa?

Non credo che oggi ogni bambina voglia diventare principessa, o almeno spero che non sia più così, ma è vero che per moltissimo tempo, alcuni secoli, attraverso le fiabe ci hanno fatto pensare che essere una principessa fosse la cosa più bella del mondo, il desiderio più grande per ogni bambina, la vera realizzazione. Credo che sia importante credere nella magia, nel lieto fine, nella giustizia che vince sull'ingiustizia, nei buoni che sconfiggono i cattivi e magari anche in qualche ballo a corte e qualche vestito magnifico, ma le femmine possono essere qualsiasi cosa vogliano e non hanno bisogno di essere scelte da un principe per essere felici o realizzate. Possono esserlo anche facendo le astronaute, le dottoresse, le presidenti della Repubblica o qualunque altra cosa. Devono solo capire cosa e impegnarsi per diventarlo.

Nel libro racconta storie arcinote in chiave personale, sembra quasi ce le stia raccontando Lei in persona: come riesce ad esprimere la Sua opinione senza paura del giudizio altrui?

Forse perché sono un po' incosciente, forse perché ho un carattere un po' impetuoso quando si parla di qualcosa in cui credo, forse perché ho sempre amato Zorro e sempre creduto nella giustizia. E perché credo che la giustizia possano difenderla solo quelli che hanno il coraggio di esprimere la propria opinione, con rispetto per gli altri, e di fare ciò che possono per salvaguardarla. Io scrivo romanzi in cui racconto storie dove la giustizia, in qualche modo, vince. C'è chi fa il medico e salva le persone, chi fa il pompiere, chi va nei Paesi del Terzo Mondo a ricostruire città, chi fa l'insegnante qui e aiuta i bambini e i ragazzi a pensare con la propria testa, chi salva gli animali e chi studia come pulire il mare o l'aria che respiriamo. Insomma, ognuno di noi, qualunque lavoro faccia, può essere un esempio e fare qualcosa di importante. Nessuna mano è così piccola da non poter salvare il mondo.