Coronavirus: la peste moderna

di Mauro Giubileo, redattore del Moschettiere

L'emergenza del coronavirus rischia di diventare per l'Italia, se non una rifinita lapide tombale, come minimo un bel macigno grezzo.

Anzitutto, il problema sanitario. Una dottoressa degli Spedali Civili di Brescia di mia conoscenza lo dice chiaramente: l'unica soluzione è barricarsi in casa. Nonostante il virus non sia di estrema pericolosità (come fu invece per altre epidemie di cui il mondo ha dovuto fare esperienza anche pochi anni addietro, quali l'ebola), certe polmoniti bilaterali di cui i pazienti soffrono non sono proprio il massimo della gioia, ma si tratta di un virus ad altissima velocità di contagio, come si vede dal numero di nuovi individui contagiati che di giorno in giorno sale sempre di più. È una corsa contro il tempo: mancano le strutture sanitarie (ventilatori, posti letto), e non appena vengono ordinate e ricevute, esse si trovano ad essere subito occupate. La terapia intensiva in rianimazione, poi, com'è ovvio, non è ad uso esclusivo degli infetti da coronavirus, ma è destinata anche a chi soffre di altri mali, da un'emorragia subaracnoidea, a un trauma della strada a un infarto complesso. Per un medico, con la mancanza di strutture che si denota, ciò significa lavorare al limite del collasso, e avere un solo rianimatore o un solo ventilatore per più pazienti e decidere a chi darlo significa sostanzialmente decidere a chi dare chances in più di sopravvivere e a chi molte meno. Mettere i medici in questa condizione è una cosa improponibile. L'unica soluzione è, va ripetuto, stare a casa, perché se panico si deve seminare per ottenere finalmente un calo dei contagi e dei decessi, allora panico si semini.

La situazione economica appare preoccupante oggi e si profila tragica per il domani: l'agenzia di rating Cerved Rating Agency, nello studio Impact of the Coronavirus on the italian non-financial corporates vede un'impresa su dieci a rischio fallimento entro la fine del 2020, in particolare nel settore dei trasporti, della manifattura e del turismo. Il Made in Italy sta crollando giorno dopo giorno, e il fatto che l'epidemia coinvolga in larghissima parte in Nord produttivo (Lombardia e Veneto insieme raggiungono più o meno il quaranta per cento del prodotto interno lordo nazionale) significa che l'economia italiana subirà danni oltre misura. La situazione economica risente ovviamente della sfiducia internazionale nei confronti della nostra Nazione...

Un'emergenza del genere non ha forse diritto a contributi europei più di quanti ne abbia avuti qualche anno fa (e purtroppo vediamo con rammarico come l'emergenza si stia ripetendo in questi giorni) quella del blocco dei profughi mediorientali che hanno portato il continente con la bandiera blu a stelle gialle a regalare ad Erdogan ben 6 miliardi di Euro? Se l'Unione europea è assente e non istituisce un protocollo unico per la gestione dell'emergenza sanitaria che imponga tamponi e controlli, non sarebbe forse il caso di pretenderlo? Perché solo noi dovremmo pagare sul piano economico la giusta e sacrosanta azione di aver fatto più tamponi, che inevitabilmente, per forza di cose, ha portato ad avere più malati ufficialmente riconosciuti?

Be', la risposta non è così difficile. Io penso che in qualche modo ce le meritiamo tutte, queste conseguenze: abbiamo un Presidente del Consiglio dei Ministri che ha a parer mio una minore  autorevolezza gestionale che ebbe nel 2009 il suo predecessore a fronteggiare il terremoto dell'Aquila e un capo dell'ufficio stampa che viene dal Grande Fratello, quindi il gioco è fatto...

Le misure urgenti di contenimento andavano prese prima. Si doveva al primo caso immediatamente imporre, e molto più severamente di come oggi si sta facendo, rigide restrizioni alla circolazione, e prima ancora, si doveva sospendere qualunque volo dalla Cina. Di nuovo, se panico si doveva creare per evitare i problemi, allora panico si creasse.

Alla c'è poco da dire, in parte ce lo stiamo meritando, e la prova è che il Governo di Pechino pochi giorni fa ha decretato la quarantena per chi arriva in Cina dall'Italia. Ma almeno è un governo serio...