Corea del Nord, fra pericolo e opportunità

02.04.2021

di Matteo Mello Grand

L'estremo oriente sta diventando sempre più famoso per le sue grandi metropoli tecnologicamente avanzate: Shangai, Pechino, Seoul, Singapore e Taiwan sono alcuni esempi. Sono delle città la cui importanza crescerà sempre di più portando probabilmente nei prossimi anni alla creazione di un nuovo grande polo finanziario, che farà concorrenza a Wall Street. Tuttavia, in questa realtà che guarda verso il futuro, c'è una piccola nazione che guarda invece al passato, non accettando la globalizzazione, la liberalizzazione del mercato oltreché i diritti individuali garantiti in Occidente. Stiamo parlando della Corea del Nord. Succeduto nel 2011 al padre Kim Jong-Il come sovrano supremo della Corea del Nord, Kim Jong-Un ha provveduto ad eliminare tutti i suoi possibili avversari, membri della sua famiglia compresi, portando quindi a palesi evidenze il totalitarismo nord coreano. Ma perché, vista la palese repressione dei diritti e delle libertà individuali, nessuno ha mai provato ad esportare la democrazia in Corea del Nord? Come mai non si è replicato il modello mediorientale o libico? D'altronde i requisiti ci sarebbero: mancanza di democrazia, ostilità politica e violazione dei diritti umani. Se stessimo discutendo di una nazione comune, ora sarebbero in Corea già i caschi blu e qualche portaerei della NATO. Ma la Corea del Nord non è un paese normale, e quindi ciò che viene applicato agli altri non vale per questa nazione.

La sua rilevanza e la sua potenza sono dovute non tanto alla sua storia e alle alleanze che ha stretto ma all'arsenale militare di cui dispone e alla follia dei suoi leader. Negli ultimi vent'anni la Corea del Nord ha infatti investito gran parte delle sue entrate nello sviluppo di un'industria bellica. Carri armati, cannoni e ogni tipo di armi sono aumentati esponenzialmente di numero. È addirittura stimato che ben 13 000 cannoni a lunga gittata siano capaci di colpire Seoul con una cadenza di cinque colpi al minuto per cannone. Con questa potenza nel giro di un quarto d'ora si provocherebbe un'esplosione pari a quella di Hiroshima sulla capitale sudcoreana. Ma se Kim Jong-Un volesse distruggere una città sicuramente utilizzerebbe le testate nucleari. Dal 2006 la Corea del Nord ha infatti condotto test nucleari di successo, rendendo così il mondo consapevole che disponeva dell'arma più forte che esista. Da quell'anno in avanti le possibili azioni militari verso il regime non furono più prese in considerazione perché attaccare una nazione che dispone di una bomba atomica e di cannoni in grado di radere al suolo la capitale dello stato adiacente risulterebbe troppo pericoloso per la sicurezza mondiale. Di conseguenza anche le politiche estere cambiarono radicalmente e passarono da un dialogo con una posizione di forza da parte dell'Occidente ad un confronto in cui, talvolta, si rinuncia a certi valori della nostra società per trovare un accordo.

Tuttavia, la mancata opportunità di conquistare militarmente la Corea del Nord si è rivelata invece un'opportunità per l'occidente per prendere il controllo dell'Estremo Oriente. Infatti attualmente, nonostante la Cina stia investendo miliardi ogni anno, l'alleanza atlantica ha ancora il controllo del mar della Cina e del mar del Giappone. Su questi infatti si affacciano oltre che la Cina anche il Giappone, Taiwan, le Filippine e la Corea del Sud, nazioni strettamente alleate degli USA. La Cina quindi è accerchiata da un punto di vista costiero, e anche da un punto di vista terrestre visto che India e Russia negli ultimi anni stanno diventando sempre più ostili alla repubblica popolare. Tuttavia la Cina ha ancora pieno controllo del confine territoriale orientale, quello con la Corea del Nord. Se si riuscisse però a stabilire un'alleanza forte tra NATO e Corea del Nord, per la prima volta gli Stati Uniti avrebbero sul territorio un contatto diretto con la Cina, che sarebbe accerchiata sotto un altro fronte molto importante.

Questa era l'idea di Trump, che nei suoi quattro anni di presidenza ha investito molto nel rafforzare i rapporti con Russia, India e anche con la Corea del Nord. Quest'ultima si troverebbe infatti in una situazione in cui non potrebbe più cooperare con una posizione di forza, ma dovrebbe scendere al compromesso per evitare dazi o embarghi concordati su tutti i fronti. Il successo di questo piano è però determinato da un aumento di pressione che gli Stati Uniti dovrebbero mettere sul confine con la Cina, e un'alleanza strategica con la Corea del Nord potrebbe soddisfare le condizioni necessarie affinché inizi questa strategia americana. Ma se, in maniera del tutto ipotetica, questo piano riuscisse, Biden e i suoi successori avrebbero sicuramente più potere di dialogo con la Cina. L'importanza della Corea del Nord è quindi oggi ai suoi massimi storici, e sarà cruciale vedere con chi si schiererà, se si schiererà.