Sea Watch 3, la sfida tra i due "capitani"

dalla redazione

È stata in mare aperto bloccata per più di due settimane, ha preso tutta l'attenzione mediatica e ha lanciato una sfida all'esecutivo, in particolare al Ministro dell'interno e Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Stiamo parlando della Sea Watch 3, nave ONG capitanata da Carola Rackete, battente bandiera olandese con equipaggio tedesco che naviga nei pressi delle coste libiche per salvare i migranti. Per anni questa nave ha svolto il suo lavoro salvando gli immigrati e portandoli tranquillamente in Italia. Questo ciclo di salvataggio l'ha svolto anche questo mese, esattamente 17 giorni fa, data in cui la nave olandese salva a largo della Libia 52 immigrati da un barcone. Peccato che questa volta non tutto sia andato come dovesse andare, o meglio proprio nulla è andato bene. Ecco la completa serie dei fatti. La nave ONG Sea Watch 3 salva 52 migranti a largo della Libia. Donne, bambini e persone con gravi problemi sono state subito fatte sbarcare ma a bordo sono rimasti 40 immigrati. L'imbarcazione ora dovrebbe portare i migranti al porto sicuro più vicino. L'ordine dei porti sicuri più vicini in quel momento era 1) Libia 2) Tunisia 3) Italia 4) Malta. La nave però decide di fare subito rotta verso l'Italia, molto più distante rispetto alla Libia e alla Tunisia ma molto più sicura (e dove i diritti umani sono più rispettati). La notizia viene immediatamente a conoscenza del primo protagonista di questo episodio (il primo capitano) Matteo Salvini, che decide di mantenere solida la sua linea nei confronti dell'immigrazione non autorizzando lo sbarco dei 40 migranti. Dopo alcuni giorni di blocco navale davanti alle coste italiane, Carola Rackete, decide di non rispettare l'ordine di Salvini e quindi di giungere al molo di Lampedusa per fare sbarcare i migranti.

Per salvare delle vite Rackete apre dunque una sfida, una sfida "folle" contro le forze dell'ordine, le istituzioni italiane e in primis verso il Ministro Salvini. Intanto quattro deputati della sinistra: Riccardo Magi, Matteo Orfini, Graziano Delrio e Nicola Fratoianni raggiungono sulla nave Carola Rackete, ormai diventata l'eroina della sinistra. Dall'altra parte Matteo Salvini, che secondo il direttore de Il Giornale Sallusti con questa vicenda guadagna altri due punti percentuale di consensi (ma nello stesso giorno il Corriere della Sera pubblica un sondaggio che vede il "capitano" perdere sempre due punti), elabora un piano B: nel caso sbarcassero non verranno identificati. La tensione sale alle stelle quando all'1:50 la Capitana Rackete, dopo avere disobbedito più volte agli ordini della Guardia di Finanza, si mette in moto verso il molo di Lampedusa. Una motovedetta della GdF tenta di fermare la nave ma viene immediatamente speronata e schiacciata tra la Sea Watch e le banchine del molo, mettendo a rischio la vita dei militari della Guardia di Finanza. La Capitana Rackete è stata arrestata e attualmente si trova agli arresti domiciliari, lunedì verrà interrogata dal Gip di Agrigento. 

È indagata per tre reati diversi: favoreggiamento all'immigrazione clandestina (che prevede una pena tra 5 e 15 anni), resistenza o violenza a nave da guerra (che prevede una pena dai 3 ai 10 anni e rifiuto di obbedienza a nave da guerra (che prevede una pena massima di 2 anni). Gli immigrati sono scesi dalla nave e verranno distribuiti in cinque paesi: Lussemburgo, Finlandia, Francia, Portogallo e Germania mentre dell'Olanda, paese della nave, non c'è traccia. Un braccio di ferro concluso con forse una parità: Carola Rackete è riuscita a far sbarcare gli immigrati come di suo obiettivo, per Matteo Salvini invece gli immigrati non resteranno in Italia ma verranno dati ad altri cinque paesi.

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