Lettera di Renzi a Repubblica, la sterzata a sinistra dell'ex rottamatore

27.06.2019

di Lorenzo Gioli

Leggere la lettera di Matteo Renzi a la Repubblica di Carlo Verdelli mi ha sconcertato. Non mi sarei aspettato riflessioni simili da un leader politico che ha avuto il merito storico, riconosciuto anche da alcuni esponenti del centro-destra, di aver rottamato la vecchia classe dirigente del proprio partito (ancora ancorata all'ideologia comunista) per sostituirla con qualcosa di nuovo, qualcosa che avrebbe reso il Pd la casa dei socialdemocratici e non dei nostalgici di Togliatti se non fosse stato per il boicottaggio di alcuni "compagni", desiderosi di contare ancora qualcosa.

Renzi inizia la propria lettera facendo una sorta di mea culpa: il Pd è stato troppo allarmista sul tema migranti. Si evince che, stando al parere di Renzi, l'allora ministro dell'Interno Marco Minniti abbia sbagliato a rilasciare questa dichiarazione: "Chi è accolto e chi accoglie deve avere pari diritti, se c'è conflitto tra questi due diritti la democrazia rischia di perdersi". Un'affermazione tuttavia ineccepibile, cristallina, quasi banale nella sua chiarezza. L'immigrazione - mai come allora, estate 2017, quando si trattava di una vera e propria emergenza - deve essere regolamentata come avviene in ogni paese civile, a cominciare dalle grandi democrazie occidentali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania). E spiace che il tentativo di confutare questa verità - riconosciuta dalla maggior parte degli Italiani di destra, centro e sinistra - sia proprio colui che aveva abbandonato la retorica di sinistra, nel tentativo (riuscito) di ottenere anche il consenso degli elettori moderati. Peraltro, se è vero che quando Minniti stipulò i trattati con la Libia per rallentare gli sbarchi Renzi non era più Presidente del Consiglio, è pure vero che rivestiva un ruolo di straordinaria importanza, essendo ancora segretario del Pd.

Soprattutto, Renzi parla in modo retorico della necessità di salvare vite, di accogliere, di non rigettare migranti disperati nell'inferno da cui sono venuti. Siamo tutti d'accordo. Ma quali sono le proposte che avanza l'ex premier? Spalancare i porti? Non mi sembra che si comportino così né Malta, né la Spagna, né la Francia del socialista Macron. Perché non insistere, invece, sulla necessità di imporre un controllo internazionale, magari affidato ai caschi blu dell'Onu, sui campi profughi libici, che altro non sono che orrendi campi di concentramento?

Non solo. Renzi imputa a molti compagni di partito di non essersi battuti a sufficienza per l'introduzione dello Ius Soli. Nessuno nega che chi nasce da genitori, trasferitisi da anni nel nostro Paese e che lavorano con un posto regolare, possa ottenere la cittadinanza ma, talvolta, in politica conta anche la contingenza del momento. Nel 2017 imperava ancora la minaccia del terrorismo islamico e molti degli attentatori (se non la stragrande maggioranza) erano nati e cresciuti in Europa, immigrati di seconda generazione. L'entrata in vigore dello Ius Soli in quel momento storico avrebbe rappresentato, a livello mediatico, una dimostrazione di debolezza. E allora non ce la potevamo proprio permettere, una dimostrazione di debolezza.

Occorre, infine, fare un po' di chiarezza su alcune forzature contenute nella lettera. L'ex premier scrive: "Difficile credere a Salvini quando definisce 'delinquente' Carola e invoca per sé l'immunità parlamentare per salvarsi". In tutta franchezza, quello fra il caso Sea Watch 3 e il caso Salvini è un paragone improprio: il leader della Lega ha usufruito dell'immunità parlamentare per difendersi da un attacco giudiziario, rivolto non al mancato rispetto di una legge, ma alle sue decisioni in materia di immigrazione che, giuste o sbagliate, devono essere considerate decisioni prese nell'adempimento del suo ruolo istituzionale e come tali rispettate, in ottemperanza del principio democratico del primato della politica. Carola Rackete ha infranto una legge dello Stato ignorando le disposizioni del decreto sicurezza e ha speronato una nave della Guardia di Finanza (lei dice di averlo fatto involontariamente) mettendo a rischio la vita dell'equipaggio. Non mi pare che Salvini abbia fatto nulla di tutto ciò.

Forse, con questa lettera Renzi desidera giocare sullo stesso terreno di Zingaretti per riacquisire in futuro il proprio ruolo di segretario? Forse è un modo per screditare Minniti e Gentiloni, oggi suoi avversari politici? Oppure si tratta di una manovra di dissimulazione ideata e messa in atto per tornare al comando, con l'obiettivo di proseguire le politiche riformiste del Governo Renzi? Ma se Renzi invece crede davvero (ipotesi più probabile) a tutto ciò che ha scritto, allora tanti saluti all'opposizione.