Gli incendi in Australia

di Martina Pipia e Lucia Zoletto

Come tutti ormai sappiamo, l'Australia sta bruciando già da ottobre. Approfondiamo però alcuni punti principali: le cause, in particolare l'influenza del cambiamento climatico, gli effetti e le ragioni delle difficoltà nello spegnerli. Quindi diamo un po' di numeri: da ottobre ad oggi circa otto milioni di ettari sono stati bruciati, un numero che equivale a quasi il doppio della superficie della Svizzera. Inoltre, circa 480 milioni di animali tra mammiferi, rettili e volatili e circa venticinque persone hanno perso la vita a causa di questi incendi.

Si pensa che le cause siano dovute al cambiamento climatico che ha portato ad un aumento della temperatura pari a un grado e mezzo rispetto alla media tra il 1961 e il 1990: a dicembre, la temperatura massima calcolata è stata di 49° C, con una media di 42°C. Inoltre, a peggiorare la situazione è stata la carenza di piogge, è mancato circa un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente.

Inoltre, la siccità che si protrae da ormai due anni favorisce l'aumentare degli incendi, in particolare nelle foreste di Eucaliptus e Bush (piante secche e per questo molto infiammabili) poiché anche senza il bisogno di una scintilla, l'aria calda riesce ad incendiare questi vegetali. Molti pompieri del Paese si sono mossi in aiuto delle zone incendiate, ma quasi inutilmente a causa dell'intensità degli incendi, la quale supera di venticinque volte la potenza in kW degli incendi più intensi, con cui i pompieri possono operare in sicurezza.

Le conseguenze più drammatiche, oltre alla morte di molte specie animali e vegetali, sono state l'aumento di CO2 nell'atmosfera, quasi pari all'emissioni di tutto il paese nel 2018 e i residui molto numerosi degli incendi che vanno a depositarsi sui ghiacciai della Nuova Zelanda provocandone lo scioglimento accelerato.

La politica australiana, nell'accordo di Parigi, si è data un obiettivo molto basso per la diminuzione delle emissioni di CO2 che, tuttavia, non si impegna a rispettare. Questo poiché l'economia australiana è principalmente basata sul commercio dei combustibili fossili, industria che impiega circa 40 mila lavoratori ed è sussidiata dal governo. Di conseguenza, il governo nega che gli incendi siano dovuti al cambiamento climatico. Come tutti abbiamo sentito, addirittura Scott Morrison, il primo ministro australiano, ha affermato che gli incendi sono causati dal troppo bere dei canguri.

Concludendo, cosa possiamo fare noi per aiutare l'Australia e gli australiani?

Per prima cosa donare alle associazioni che si occupano sia di salvare gli animali, come i koala, sia di prevenire queste catastrofi per esempio con l'eliminazione del combustibile delle piante (approvato anche dagli ecologisti); e, successivamente, adottare uno stile di vita più sostenibile al fine di ridurre le proprie emissioni. Non dimentichiamoci che il riscaldamento globale è un problema che affligge tutti noi: l'Australia infatti è solo uno dei tanti Paesi colpiti da incendi, per questo non dobbiamo sottovalutare l'ipotesi che possano colpire nuovamente anche l'Italia, come è già avvenuto quest'estate in Sardegna o in Sicilia.