Caro Bettino ti scrivo

di Lorenzo Gioli

Caro Bettino Craxi,

nel ventennale della tua scomparsa, penso alla situazione politica italiana degli anni Novanta, guardo quella di oggi e riscontro qualche preoccupante analogia. Il referendum sul taglio dei parlamentari (per risparmiare, dicono i promotori di quella riforma) è molto più di una semplice consultazione diretta. Esso rappresenta la nostra unica speranza per non uniformarci a un populismo trasversale - presente tanto a destra quanto a sinistra - che disprezza apertamente il concetto stesso di politica e che, soprattutto, rifiuta una semplice verità dalla quale non si può prescindere: i deputati e i senatori, che abbiamo eletto per varare leggi funzionali al nostro benessere, percepiscono uno stipendio proporzionato all'importantissimo ruolo che essi ricoprono. É quindi assolutamente legittimo che un parlamentare riceva 5.346, 54 euro al mese. La politica ha dei costi, come dicesti giustamente alla Camera nel drammatico discorso che tutti ricordiamo sul finanziamento illecito ai partiti.

Esiste poi un'altra ipocrisia dietro la quale si celano i fautori di questa riforma, 5 Stelle in primis: tagliamo i parlamentari per ridurre la spesa pubblica ed investire i soldi recuperati in riforme utili. Una promessa che sa tanto di presa in giro. Infatti, anche se riducessimo di un terzo il numero dei parlamentari, la percentuale di denaro recuperato sarebbe talmente esigua da risultare pressoché inutile. Ed è proprio qui che i nodi vengono al pettine: i sostenitori del taglio non vogliono fare cassa. Il loro unico intento è screditare la politica, minare la fiducia nelle Istituzioni, trasmettere il messaggio che i politici si arricchiscono alle spalle dei cittadini costringendoli a racimolare avanzi. La cosa preoccupante è che a votare questa riforma in Parlamento sono stati (quasi) tutti: dai 5 Stelle al Pd, fino ad arrivare alla Lega e a una parte di Forza Italia. Il tutto per ingraziarsi un Popolo educato dai tempi di Tangentopoli ad odiare i partiti, considerati alla stregua di cosche mafiose che si curano solo del proprio interesse.

Sono un convinto presidenzialista e sono favorevole all'abolizione del bicameralismo paritario, un sistema che dovrebbe essere riformato annullando l'inutile effetto ping-pong che prelude all'introduzione di ogni legge. Per questo avrei votato Sì al referendum del 2016. E spiace che allora il centro-destra abbia preferito battersi in nome della "Costituzione più bella del mondo" insieme a Bersani e a D'Alema. Infatti, se la riforma Renzi fosse entrata in vigore, oggi avremmo un governo stabile eletto direttamente dai cittadini, senza ridicole manovre di palazzo come quelle da cui sono nati questo esecutivo e il precedente. Anche nel 2016 era prevista una riduzione del numero dei parlamentari analoga a quella che gli elettori dovranno confermare o meno nel marzo di quest'anno. La differenza è che oggi il taglio non è affiancato da nessuna semplificazione ed è dettato dalla sola volontà di battere i polpastrelli sulla tastiera della demagogia.

Votando l'autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il caso Gregoretti, la nostra classe politica ha dato l'ennesima dimostrazione di arrendevolezza rispetto a un potere giudiziario che si arroga il diritto di intromettersi in ciò che non gli compete. A questo punto, l'unica chance è che siano gli elettori a sfidare l'anti-politica, votando no al referendum di marzo.

Non so che parole avresti usato, caro Bettino, per descrivere questi tempi difficili. Sicuramente ti saresti battuto contro i populisti di oggi allo stesso modo in cui facesti contro quelli di ieri. A testa alta.