Buttarla in caciara

di Lorenzo Gioli

Dei tanti episodi che potremmo citare per descrivere la manifesta incapacità del governo in carica forse il caso Autostrade è il più emblematico. Dopo quasi due anni i nodi sono venuti al pettine e i Benetton sono stati privati delle concessioni autostradali. A prevalere non è stata la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi, come alcuni vorrebbero far credere, ma un sentimento molto diffuso in Italia di cui Conte e i suoi seguaci sono i massimi esponenti: l'invidia sociale, un senso di ostilità verso le imprese, verso chi produce e crea lavoro. Come tutti sanno la nazionalizzazione di Autostrade porterà a tre inevitabili conseguenze.

La prima: solo il 30,25% di Atlantia è dei Benetton. La restante percentuale appartiene a normali azionisti che ora vedranno fallire rovinosamente i propri investimenti. La seconda: in un'intervista al Corriere, Di Maio sostiene che "ora bisogna abbassare le tariffe autostradali, far scendere i pedaggi, migliorare il nostro sistema infrastrutturale". Peccato che per raggiungere questo obiettivo si dovranno alzare le tasse, anche a chi in autostrada non ci va. La terza: per rendere la revoca possibile, lo Stato dovrà pagare fra 15 e 20 miliardi di euro, soldi nostri destinati a finire nelle tasche dell'odiata Atlantia.

Un episodio emblematico, il caso Autostrade. Non solo dell'incapacità politica, ma anche della vanagloria di Conte, un premier innamorato di se stesso, smanioso di apparire alla luce dei riflettori, di essere riverito dai media e di ergersi a difensore degli oppressi, banalizzando problemi che banali non sono, semplificando tematiche che semplici non sono. Siamo in tempo di pandemia? Che problema c'è! Blocchiamo l'Italia e chiudiamo gli italiani in casa finché non passa tutto. Esiste un'emergenza economica? Nessun problema: rimpinziamo il Paese di sussidi. E pensare che il populismo sta solo a destra...