I nodi sull'Immigrazione

di Lorenzo Gioli

La nomina di Luciana Lamorgese a Ministro dell'Interno offre molti spunti di riflessione. Il primo: i giallo-rossi desiderano dare un segnale di discontinuità rispetto alle politiche del governo precedente, specialmente in materia di immigrazione. Pur non essendo associabile ad alcun partito politico, la ministra Lamorgese - anche quando era prefetto di Milano - si è sempre dichiarata favorevole all'accoglienza e contraria ai due Decreti Sicurezza, esprimendo posizioni antitetiche a quelle sostenute dal suo predecessore al Viminale: Matteo Salvini. Una scelta azzeccata? Vedremo. Certo, lo scenario non è dei più confortanti. Uno dei pochi meriti del governo giallo-verde (che invece ha combinato soltanto disastri da un punto di vista economico) è stato quello di aver amministrato correttamente il fenomeno migratorio, proseguendo le sagge politiche di Minniti che godevano di grande popolarità anche fra gli elettori di centro-destra. L'errore del Pd fu quello di nominare Minniti Ministro dell'Interno quando ormai la situazione era diventata ingestibile. Il che ha indotto la maggior parte degli italiani a non riporre più la propria fiducia nei Dem.

Secondo punto da tenere in considerazione: perché non nominare Minniti Ministro dell'Interno? I 5 Stelle sarebbero stati senz'altro d'accordo. Infatti, se Minniti fosse tornato al governo, Conte e soci - almeno sul piano dell'immigrazione - sarebbero rimasti coerenti agli occhi dell'opinione pubblica: fa tanta differenza se a presiedere il Viminale è Minniti e non Salvini? L'attuale classe dirigente del Pd, come abbiamo detto all'inizio, ha invece il problema opposto: marcare le differenze fra l'attuale esecutivo e il precedente. Ed è per questo che il Ministro dell'Interno dei governi Renzi/Gentiloni si trova momentaneamente fuori dai giochi.

Almeno per ora, la Lamorgese non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Il suo stile comunicativo risulta, quindi, molto diverso rispetto a quello del Capitano leghista, sempre pronto a battersi con l'Europa. Dubito che l'attuale Ministro dell'Interno farà lo stesso. Con tutto ciò che ne consegue: forse più flessibilità economica, ma anche più immigrati. Dunque: più disordine, più insicurezza per le nostre strade e per le nostre città. Confido che, alla prova dei fatti, la Ministra Lamorgese abbandoni la retorica immigrazionista di coloro che ne hanno consentito l'approdo al Viminale e adotti politiche intelligenti, tese a coniugare il (giusto) rigore di Salvini alle indubbie abilità diplomatiche di Minniti. Un compito che, però, risulterebbe difficile anche a un "addetto ai lavori". Figuriamoci ad un tecnico, privo di una vera e propria formazione politica, perdipiù stretto nella morsa di Zingaretti e di Di Maio: gli azionisti di maggioranza del governo più a sinistra della storia repubblicana.

Ciononostante, stando a un recente sondaggio di Antonio Noto pubblicato sul Quotidiano Nazionale dell'8 settembre, "nella classifica che misura l'affidabilità dei ministri al primo posto si colloca la neo-inquilina del Viminale Lamorgese (48%)". Questo però non garantisce che il suo sarà un buon lavoro, dal momento che per esprimere un giudizio bisogna prima vederla all'opera. E i ministri hanno giurato circa due giorni fa.

Di una cosa siamo certi: per la ministra Lamorgese non sarà affatto facile compiere le scelte giuste senza scontrarsi con coloro che predicano l'accoglienza indiscriminata. Ed essi, in questo governo, purtroppo rappresentano la maggioranza. Lo scenario attuale non ci induce, quindi, ad essere ottimisti.