Imprenditori di morte

di Arianna La Groia

"In alcuni Paesi manca l'acqua potabile ma non le armi, è una vergogna immane", ecco quanto dichiarato da Papa Francesco nel messaggio per la conferenza sull'acqua tenutosi di recente all'Urbaniana; per quanto questo annuncio possa essere politicamente corretto e di certo positivo è malauguratamente nota la potenza del commercio di armi, mercato dedito alla vendita di morte e distruzione. I dati diffusi dagli osservatori svedesi della SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), i quali si occupano di fornire informazioni inerenti al traffico di armi vendute legalmente, fanno pensare all'imminente scoppio di un conflitto bellico a stesura universale. Senza motivo di orgoglio l'Italia ricopre importanti posizioni sia a livello mondiale che europeo: essa è infatti la nona esportatrice di armi nel mondo (2,5%), con Emirati Arabi, Turchia e Algeria come principali compratori, aggiungendo anche Israele, Marocco, Qatar. Taiwan, Singapore, Polonia e Norvegia, e quinta in Europa (27%). Questo mondo ipocrita, che ripudia la guerra ma che la coltiva per ottenere profitti, ha visto aumentare le esportazioni di armi dell'85% dal 2015 al 2016, anno durante il quale le spese militari in Italia sono incrementate dell'11%. Contribuisce a coltivare questi guadagni sporchi di sangue una nota azienda italiana denominata "Beretta", fondata nel 1680 e adottata anche dalle forze combattenti americane, che si occupa di fabbricare pistole, bombe ed altri oggetti di distruzione; questa importante ditta conta un numero di 2962 dipendenti e un fatturato di 668,6 milioni di euro annui. 

Potrebbe sembrare facile una probabile soluzione al problema posto dal vescovo di Roma: infatti con il guadagno di 14,6 miliardi di euro ottenuto in un anno da tutte le associazioni legali spacciatrici di armamenti, sarebbe possibile acquistare un ammonto di pozzi artesiani, dai quali si estrae acqua potabile, pari a circa 7.300. Una tale quantità di risorse riuscirebbe a far diminuire il numero di persone che non hanno a disposizione abbastanza acqua sufficiente alla sopravvivenza, attualmente più di 4 miliardi, e che a causa di questo losco sistema perdono la vita.

Perché dunque rinunciare a salvare uomini, donne e bambini e continuare a fabbricare armi per denaro e potenza, d'altronde si sa, la quarta guerra mondiale si combatterà con le clave.