Occhio alla demagogia

di Lorenzo Gioli

Manifestare a difesa degli ideali in cui si crede può non essere condivisibile, ma è pur sempre legittimo. Così come legittimi sono gli scioperi, compreso quello che è avvenuto venerdì 27 settembre per sensibilizzare l'opinione pubblica sul riscaldamento climatico. Ciò che invece non possiamo accettare è la retorica del ministro dell'Istruzione Fioramonti, il quale ha invitato i presidi di tutta Italia a giustificare le assenze di coloro che hanno aderito alla causa ambientalista di Greta Thunberg, sventolando le bandiere nelle piazze e, spesso, insultando il sistema: il sistema di corrotti e speculatori capitalisti che i "gretini" accusano di aver rovinato il pianeta. Ed è proprio qui che emergono alcuni dubbi: forse il Ministero dell'Istruzione così come l'intero governo in carica non fanno parte dell'apparato politico-istituzionale a cui gli ambientalisti imputano di averci portati sull'orlo dell'estinzione? A che scopo, quindi, manifestare con l'assenso di coloro che - secondo la ragazzina svedese dalle lunghe trecce - hanno distrutto la Terra? Non c'è gusto, no?

Un tempo le manifestazioni avvenivano per perseguire obiettivi specifici, concreti. Tutti voi senz'altro ricorderete la marcia per i diritti civili di Washington, in cui Martin Luther King pronunciò il mitico discorso "I have a dream". Era il 28 agosto del '63, più di mezzo secolo fa. In quell'occasione, l'obiettivo era garantire agli afroamericani il diritto a non essere perseguitati, sancito l'anno successivo dal Civil Rights Act, e il diritto di voto, promulgato per mezzo del Voting Rights Act nel 1964. Dire che la salvaguardia dell'ambiente e della natura che ci circonda non sia un "obiettivo specifico" sarebbe stupido. Ma affermare che i seguaci di Greta abbiano proposto soluzioni concrete per ridurre l'emissione di anidride carbonica non sarebbe da meno. Quella di venerdì non è stata una manifestazione costruttiva, in cui sono state argomentate opinioni e idee, ma un enorme generico Vaffa alla Casta mondiale (un salto di qualità rispetto alla Casta italiana, denigrata per la prima volta da Beppe Grillo nel VaffaDay del 2008). Niente di più, niente di meno. A scuola, ho avuto modo di vedere un documentario molto interessante in cui invece sono state avanzate alcune ipotesi per combattere l'emissione di gas serra, lo scioglimento dei ghiacci ed altre cose di questo tipo: digitalizzazione del danaro, raccolta differenziata, introduzione di banconote locali che limitino la produzione del contante. Idee più o meno realizzabili, le quali però sono frutto di un pensiero ragionato e non del ruggito della folla. Inoltre, gradirei che a trovare soluzioni, così come a scagliare allarmi e ad avvertirci su un pericolo imminente, fossero scienziati, biologi, studiosi dell'ambiente che sanno quello che dicono. Proprio come avviene nell'ottimo documentario che ho avuto modo di seguire per ben tre ore di lezione. Cosa che non si può certo dire del "Friday for Future", manifestazione composta perlopiù da giovani che sanno poco o nulla in materia. Un piccolo consiglio ai manifestanti? Meno chiacchiere e più distintivo.

Vi è poi un secondo punto su cui sarebbe bene riflettere: Greta accusa l'Onu e le generazioni che l'hanno preceduta di averla privata dei sogni. A tal proposito, vorrei fare un paio di considerazioni, raccontandovi un aneddoto familiare. Siamo nel 1934: il mio bisnonno materno, Armando, un ragazzo nato a Crevalcore, un piccolo paesello in provincia di Bologna, parte per la guerra in Libia come soldato semplice dell'esercito italiano, lasciando Norma, la mia bisnonna, incinta di Corrado, mio nonno. La permanenza di Armando in Libia durò solo un anno poiché un giorno la scheggia di una granata gli si conficcò nella gamba. Lo portarono all'ospedale militare, lo fecero ubriacare e gli amputarono l'arto sinistro. Quando Norma, a Napoli, vide Armando per la prima volta dopo mesi e mesi al fronte quasi non lo riconobbe: la corporatura ossuta di un soldato che ha sofferto le pene dell'inferno, l'espressione del viso dilaniata dalle sofferenze della guerra, compresa quella di essersi nutrito quasi esclusivamente di pane e cavallette, il necessario per tenersi in piedi e reggere il peso di un'arma da fuoco.

Greta, mi appello al tuo cuore genuino e alla tua purezza di bambina. Non mordere la mano che ti, anzi, ci ha dato da mangiare. Non insultare le generazioni che ci hanno preceduto: generazioni che - come quella del mio bisnonno Armando - hanno patito la fame, la povertà, la guerra. Non calunniare coloro che hanno sacrificato la propria vita per assicurare a noi tutti un futuro migliore. Non sottovalutare i benefici del progresso. Infatti, come ha scritto Pierluigi Battista in un'interessante analisi sul Corriere della Sera (26/09/2019), senza l'elettricità "Greta non avrebbe avuto a disposizione il microfono delle Nazioni Unite da cui ha lanciato il suo allarme davanti ai potenti del mondo". Siamo per l'ambiente? Sì. Per la demagogia? No, grazie.